Parolibero

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06
Dec
2005

Comparse

by Parolibero

Questo post è dedicato a loro, alle comparse della vita e a chiunque, almeno una volta nella sua esistenza, si sia sentito veramente e grandiosamente una cacca umana.

1) L’uomo dei pelucchi
Ogni sera, alle 17, puntuale come un orologio a cucù, passa per i corridoi lunghi e tristi di questa grande azienda che malauguratamente si avvale della mia presenza. No, non è propriamente l’uomo delle pulizie: quelli sono quasi prevalentemente donne, puzzano di lysoform e hanno i loro bravi camici celesti con su il logo della ditta: xxxx. No, lui è di età indefinibile, lavora “in borghese”, jeans e magletta bianca anche a -30, e raccoglie i pelucchi dalla moquette, qualche cicca qua e là, un foglietto volato in terra. E’ assorto, sembra incazzato (bel mestiere di merda, penso io ogni volta che lo vedo: ma anche no, magari lui è fiero di quello che fa). Entra nelle redazioni senza dire né a né ba, nessuno del resto lo calcola e quando, le prime volte, io lo salutavo educatamente dopo aver svuotato i cestini, venivo infilzato dai colleghi con sorrisini sarcastici. Rimane comunque il fatto che darei mille euro per sapere cosa gli passa per la testa mentre lavora. L’unico sussulto di vita l’ha mostrato giorni orsono, quando si è incantato un paio di minuti a rimirare il culo di una collega minigonnata, per tutti i cinquanta metri del corridoio (io guardavo entrambi e mi son goduto la scena). Uomo dei pelucchi, chi sei? Come ti chiami? Leggerai mai questo post?

2) La “sartina”
A parte il fatto che trovo disdicevole che il termine sartina sia - non si sa perché - abbinato a: ragazza di facili costumi (e non è una battuta), mi chiedo perché non si debba mai dire la sarta, ma usare il diminutivo. Per esempio, mia suocera dice: dammi i pantaloni che te li porto dalla sartina. Quest’ultima è poi quasi sempre una signora di mezz’età, magari di origine umile, spesso casalinga, che ha imparato a cucire bene e - se lavorava - da quando è in pensione arrotonda con i lavoretti a domicilio (non pensate male).

3) Eleuterio
Fa categoria a sé. Eleuterio è il custode della palazzina in cui lavoro, credo sia stato assunto appena prima delle trasmissioni sperimentali, e fa la guardia all’androne (in orrido aziendalese si chiama: Intendenza). Gente che va, gente che viene, che palle direte voi: no, lui è lì sempre perfetto nella sua guardiola, col cappellino aziendale d’inverno e la polo aziendale d’estate. Eleuterio non parla, lui è un simbolo: come il monoscopio della Rai. Vorrei solo dire: Eleuterii di tutto il mondo, fondate un partito ché il mio voto è assicurato.

4) La sciuretta del WC
Io la chiamo sciuretta solo perché ha un accento nordico, forse veneto, ma è difficile da percepire perché parla pochissimo e ad un volume impercettibile all’orecchio umano. Una volta è venuta in redazione chiedendo, tra mille scuse e rossori, se qualcuno le trovava un certo numero di telefono per una sua zia che voleva telefonare ad un programma, ero steso in terra dalla tenerezza che mi ha fatto. Il più delle volte è lei che per pulire il bagno, incastra il cestino nella porta dimodoché tu non puoi entrare e devi fare due chilometri tra dolori atroci prima di svuotare la vescica. Comunque, anche se è alta poco più del mocio Vileda che non cambia da tre mesi, voglio bene anche a lei. Ciao, sciuretta.

2 Responses to “Comparse”

  1. utente anonimo Says:

    Chissà quante volte siamo stati noi delle “comparse”! ;)

  2. Roberto Says:

    Per quanto riguarda la parola “sartina”, la si definiva così per distinguerla dalla vera sarta con atelier e varie lavoranti. La prima, modesta, umile, alla mano ed economica, si occupava dei vestiti più semplici, degli accomodamenti, degli abiti da bambini; la seconda, sussiegosa, comandona, servile e costosa, dei capi importanti, da matrimonio, da cerimonia, da gran sera. Ma le signore più econome però lasciavano fare ogni cosa alla sartina.

    È legato alla parola “grisette” o “grisetta”, dal francese. Nella Francia del XIX secolo si definivano grisette alcune ragazze di basso ceto sociale e modesta istruzione (spesso operaie o sartine) che donavano il loro amore in cambio di denaro. Un esempio celebre è la Mimì della Bohème. Il nome deriva da quello di una stoffa, appunto la grisette, con la quale si confezionavano vestiti per se’ di basso valore, spesso di colore grigio.

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