La storia e i suoi miti (infranti)
by Parolibero
Questa storia dimostra - casomai ce ne fosse ancora bisogno - quanto sia delicato il ruolo della stampa, e degli storici. E anche di come la manipolazione ideologica non sia stata un’esclusiva del fascismo, ma anche dell’Italia liberale. E ancor prima dell’epopea risorgimentale. La notizia è questa: generazioni di studenti italiani sono stati allevati nell’odio per il Metternich, per poi scoprire che la celeberrima frase: “L’Italia non è che un’espressione geografica”, è un falso storico.
Lo ha scoperto uno studioso attento, Fausto Brunetti, che pubblica le sue ricerche su Nuova Antologia (rivista che compie 140 anni proprio ora). L’ingeneroso giudizio attribuito al cancelliere austriaco, sarebbe “il risultato di una manipolazione operata per la causa patriottica dalla stampa liberale del 1848″. Secondo la nuova versione, il Metternich in una nota al conte Dietrichstein, ambasciatore austriaco a Londra, il 2 agosto 1847, scriveva: “L’Italie est un nom geographique”.
In un altro documento, Metternich scriveva: “Italie, nom autant geographique que celui d’Allemagne” (”Italia, nome geografico, come quello di Germania”, a riprova della mancanza di un particolare intento spregiativo e denigratorio nei confronti del Belpaese. Ma sulle pagine del “Nazionale” del 21 marzo 1848, il pensiero del cancelliere apparve così manipolato: <”L’Italia non è che un’espressione geografica”, scrive il Metternich, volendo giustificare i diritti della Corte di Vienna ad impedire la ricostruzione di un’Italia dalle Alpi al Lilibeo, o la federazione di diversi stati italiani, o la loro indipendenza>.
Un piccolo “caso”, questo, che certo non altera il senso complessivo della Storia, ma che fa comprendere come la storia e la storiografia possano essere piegate a scopi di parte. E questo, triste a dirsi, è stato vero soprattutto per il Risorgimento e, in seguito, per la Resistenza (fece scalpore, anni fa, un libriccino di Romolo Gobbi, Il mito della Resistenza, il cui autore fu metaforicamente trucidato per aver messo in discussione - numeri alla mano - la retorica combattentista partigiana.
January 16th, 2006 at 7:01 pm
(OT mi scrivi tesoro? ho perso la tua mail e urgenza di parlarti…
placidasignoraATtiscali.it. Grazie)
January 16th, 2006 at 10:39 pm
visto che siamo in OT: ti ho linkato nel mio blog, sei contento ora?
January 16th, 2006 at 11:58 pm
Un post perfetto! Complimenti sul serio. Penso a tutta quella gente che soffre a causa di questi falsi storici e ne paga le conseguenze molto caramente!
January 17th, 2006 at 9:34 am
Eamax: fratello coltello ;-)
Anonimo: grazie.
January 24th, 2006 at 8:20 pm
D’accordissimo con te. A questo proposito, se ti interessa il personaggio,leggi “Memorie”, proprio del principe di Metternich ( edizioni Einaudi). Ovviamente il punto di vista è “leggermente” di parte ma è un perfetto ritratto di un tempo davvero denso di vita, ideali e passioni.
Altre interessanti questioni nascerebbero se si parlasse della vera e prorpia guerra civile che si è combattuta nel Meridione dopo l’Unità d’Italia tra i piemontesi e i filoborbonici (dinamica che mi sembra abbastanza simile a quello che succede oggi in Iraq, seppure con le ovvie differenze: briganti-terroristi contro le divise).
Salvs!
il Vicerè