Questo mestieraccio/1 - Le comari
by Parolibero
Tanto per farmi qualche amico in più nella ormai abbondantemente screditata categoria cui mi onoro di appartenere, questo blog inaugura oggi una serie di post sui vizi del giornalismo italico. Si parte da quelle che io chiamo “le comari“, ovvero i giornalisti delle agenzie. I giornalisti delle agenzie sono fondamentali perché lavorano direttamente sulle fonti, sono dappertutto, seguono ogni avvenimento, alla caccia di una notizia o più spesso di qualcosa che le assomigli, anche lontanamente. La metà abbondante dei quotidiani e forse anche di più è fatta riportando notizie di agenzia, e a loro volta televisioni e radio aspettano l’arrivo messianico dell’Ansa prima di schiodare i loro redattori dalla sedia per fare un servizio. Le agenzie sono, insomma, come tutti saprete, all’origine della mefitica grancassa mediatica del Paese.
Come la Triade della mafia cinese Sole Rosso, i colleghi Ansa-AdnKronos-Agi li vedi sempre insieme a confabulare; li incontri alla conferenza stampa, al convegno, in Parlamento, alla presentazione del libro, all’anteprima del film, e in generale ovunque ci sia qualcuno con uno straccio di dichiarazione da dettare. Dopo essersi assembrati intorno al malcapitato di turno con i loro registratorini sempre più spesso digitali (ma c’è chi usa la funzione “rec” del cellulare), si riuniscono come carbonari per concordare il testo da dettare al telefono e lanciare in Rete. Sì, concordare: “questa la diamo così”, dicono, e “questa cosa la lasciamo da parte”, “su questo passaggio ci facciamo il titolo”, insomma sono sempre molto attenti a non darsi “buchi” (gergo giornalistico: a non avere qualcosa in più delle testate concorrenti).
C’è in questo modo di fare tutta la pigrizia del giornalista italiano che odia, mediamente, la sana competizione tra colleghi. E’ una concezione piatta e sciatta del giornalismo, che invece di spronare il talento lo nasconde, in una corsa al ribasso nella qualità dell’informazione che non giova a nessuno e finisce per annoiare e demotivare i giornalisti, per primi. Il risultato di ciò è che le agenzie sono tutte uguali, a volte perfino nei titoli, spesso scritte in un italiano raccapricciante e incomprensibile.
Ma come in ogni regola, ci sono le eccezioni. Capita che qualcuno dei colleghi di agenzia, in un sussulto d’orgoglio e amor proprio, rifili un bel “buco” agli altri: che so, una notizia scottante data in anticipo, un’intervista esclusiva, una scheda di spiegazione su un argomento d’attualità, i risultati di una ricerca, dei dati che nessun altro ha tirato fuori. Ecco, in quel caso, scattano i commenti aciduli delle “comari”: “hai visto l’ApCom che ha fatto? Da xyz non me lo sarei mai aspettato”, con conseguenti occhiatacce e ostracismo verso il/la collega, reo di aver fatto il suo lavoro e offerto qualcosa di originale ai suoi lettori. Dura così per qualche giorno, poi le comari tornano ad essere tutte un risolino e una convenienza, tutto un complimento: “Ho letto il tuo servizio. Ci sei anche tu a seguire xyz? Ciao bella, ci vediamo là”.
Ci vediamo là. Per concordare il pezzo. Le comari. Nel prossimo post, il rito delle “transumanze“. State collegati.
January 28th, 2006 at 9:46 am
E’ vero. I comportamenti che tu descrivi sono tutti veri. Ma hai mai provato a lavorare per una agenzia? Guarda che a seguire eventi di una certa importanza ci si perde la testa per quante cose ci sarebbero da fare, quindi meglio “lavorare in pool” a quel punto. Anche perche’ e’ inutile, puoi dare quaranta cose diverse ma il Verbo resta l’Ansa. Poi, per dare un buco a un collega, c’e’ sempre tempo, non penso che si afacile mentre si segue un evento. Salute (bel blog).
January 28th, 2006 at 12:01 pm
Non ho mai provato, ma so che è massacrante. Io prendo in giro i vizi e i vezzi dei colleghi (quindi anche i miei), ma rispetto sempre il loro lavoro :-)
January 28th, 2006 at 11:49 pm
Giggi scusa l’off topic ma non ho trovato posta su splinder! Riprova oppure scrivimi all’indirizzo email che ti mando ora sempre via splinder. Ciao!
Antonio
http://neofuturistiitaliani.splinder.com
January 29th, 2006 at 11:57 am
tra il giornale e l’agenzia è più massacrante l’agenzia, più che altro per una questione di tempi stretti. Però ti sei dimenticato la coalizione dei colleghi per ridarti il buco…
January 29th, 2006 at 6:54 pm
Già. La vendetta delle comari ;-)
April 5th, 2008 at 5:12 pm
[…] la notizia, è un animale strano, che ti cambia tra le mani e che puoi tirar per la giacchetta, anche se mai dovresti, ma soprattutto è cosa che non puoi nascondere: se c’è, c’è. e allora, una volta tanto, m’è capitato di dare una notizia per primo, stavolta era quella di air france che se ne va sbattendo la porta, insomma io ero alla magliana, fuori dai cancelli alitalia coi lavoratori incazzati, gli stessi che avevano scritto spinettà, tuà a nuà nun ce devi rompe er ca’, e avevano scritto pure l’ormai classico aridatece la gioconda, io ero là con loro e ho captato da un sindacalista questa notizia, e l’avevano captata anche i colleghi delle agenzie di stampa, come al solito presi dai loro immondi conciliaboli, però stavolta li ho fregati perché io, col telefonino, ho chiamato lo studio e l’ho data in diretta, la notizia, mentre quelli ancora dettavano, insomma una volta tanto li ho bruciati sul tempo, gli ho dato un buco come diciamo noi, cosa ormai inusuale considerato che nel giornalismo italiano, una notizia non è una notizia finché non la scrive l’ansa, e dunque ho fatto questa cosa, una botta di culo niente di più, semplicemente il mio mestiere e le fondamenta di esso, ma non era tanto questo che volevo dirvi, piuttosto che, l’indomani, al lavoro, è stato tutto un fiorir di complimenti e baci e abbracci, e io dàlli a dire ma che cosa ho fatto mai, ma no davvero, e quelli ancora a complimentarsi; allora, dall’iniziale, piccolo, stupido compiacimento son passato alla depressione cosmica, ché, se tutti si stupiscono perché uno ha fatto solo il suo dovere, allora non ho ancora capito che cazzo di categoria siamo diventati, e in che posto misero e mediocre, io lavori mai. […]