Questo mestieraccio/2 - Transumanze
by Parolibero
Il giornalista, si diceva una volta, deve “battere” il marciapiede. Fedeli a questa regola aurea che li paragona alle prostitute, e per alcuni colleghi in effetti il paragone è calzante, fedeli a questa regola dicevo i cronisti scarpinano da mane a sera (alcuni, non tutti) seguendo il rito delle “transumanze”. Vale soprattutto per chi copre la politica e l’economia, oltre che per i colleghi della cronaca. Ma mentre questi ultimi vanno (quando vanno) dove il fatto avviene, quindi non possono prevederlo in anticipo, i primi sono costretti a un penoso, quotidiano pellegrinaggio tra i luoghi istituzionali, accademici, politici ed economici del potere, soprattutto nel centro di Roma.
Parlamento, Governo, Ministeri, centri studi, fondazioni, Università: la transumanza può essere davvero stancante. Soprattutto per i giornalisti di agenzia, le comari di cui abbiamo già detto, che schizzano da un appuntamento all’altro alla velocità della luce. Dev’essere buffissimo, per i cittadini che osservano dal di fuori, vedere una ventina di giornalisti, nella media abbastanza giovani, abbastanza ignoranti e piuttosto malvestiti, armati di taccuino, telecamere, microfoni e registratori, spostarsi in gruppo dietro a questo o a quell’altro esponente politico, economista, banchiere, sindacalista eccetera.
Anche per le transumanze, come già scritto per le comari, vale la regola del non rifilarsi “buchi” a vicenda: tutti i microfoni devono essere schierati davanti al grugno dell’interlocutore, dalla prima tv nazionale all’ultima radio privata; tutti i bloc notes sguainati, dal primo quotidiano alla newsletter parrocchiale. E se qualcuno perde l’attimo o arriva tardi (capita), si fa fare un riassuntino dal collega o meglio ancora, si fa passare la dichiarazione collegando i registratori digitali col cavetto (è capitato anche a me un paio di volte: ringrazio pubblicamente il collega che mi ha salvato da un cazziatone del caporedattore).
Ma la bellezza delle transumanze sta nel loro dispiegarsi sostanzialmente pavloviano: se il personaggio da cui ci si attende una dichiarazione o a cui si deve porre una domanda sfugge per ingressi secondari, o non ha voglia di parlare, la transumanza gli corre dietro, imperterrita, come un gregge di pecore sull’appennino abruzzese. Di più: se il povero cristo, una volta seduto, si alza per andare in bagno, ecco che il gregge, piombato nel frattempo in catalessi, si rianima e lo segue, hai visto mai che una buona diuresi sciolga anche la favella.
L’ultima cosa da dire sulle transumanze è che richiedono forza fisica. Bisogna evitare le botte di steadycam in faccia, e piazzare il microfono davanti alla bocca di chi parla mentre ti arrivano gomitate sulle costole e pestoni delle colleghe più snob, quelle che vanno al comizio della Cgil in tacco Prada dieci centimetri.
January 30th, 2006 at 4:15 pm
giggi, lo scrivi un bel post sulla notizia che mi hai dato, quella che riguarda Renata Polverini?
E’ una notizia importante…poi lo linko almeno sul mio Blog…e magari anche au finipremier…fammi sapere
January 30th, 2006 at 6:54 pm
ok…aspetto però che sia ufficiale, il congresso Ugl inizia giovedì.
January 30th, 2006 at 8:40 pm
Mitica la nuova rubrica sui giornalisti. Tra l’altro mi (dis)onoro anche io di appartenere alla categoria. Vediamo che esce fuori…
[Ste]
January 31st, 2006 at 5:36 pm
Io una volta non ce l’ho fatta a inseguire il poveraccio di turno. Ho avuto troppa vergogna di me. Che brutta razza…
January 31st, 2006 at 6:30 pm
Clara: un po’ di pudore bisogna conservarlo, non è vero che il nostro è un mestiere per cinici…
February 7th, 2006 at 2:33 pm
gran bella aria si respira da queste parti…sentir parlare del mestiere che uno vorrebbe fare fa sempre bene all’anima…sia per prender coraggio che per…segarsi tutti i tacchi delle scarpe ed essere pronti alle future (si spera) transumanze!