Parolibero

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28
Feb
2006

La casa der Secco

by Parolibero

Villa OsioSai come càpita quando hai le cose vicino casa: non te le fili picca. La Casa del Jazz è a un tiro di schioppo da me, sulla Cristoforo Colombo quasi a ridosso delle mura Ardeatine. Se l’è inventata Walter Veltroni che, va detto, in questo genere di cose è un’autorità. Ma la casa del Jazz non è interessante in quanto tale, non solo almeno. E’ interessante perché era la casa del Secco. Anzi, der Secco.

Se non avete letto Romanzo criminale né visto il film non potete capire, quindi ci vediamo al prossimo post. Ma se fate parte dell’accòlita dei criminalromanzeschi, la cosa si fa interessante. Questa villona costituita da tre edifici per una superficie di 2.500 metri quadrati, circondata da un parco immenso, è appartenuta a Enrico Nicoletti, alias il Secco, uno dei boss della Banda della Magliana. Per la precisione, il suo ruolo era quello di banchiere/cassiere e addetto al riciclaggio dell’incredibile fiume di denaro sporco accumulato dalla holding criminale. Uno a cui sono stati sequestrati nei primi anni ‘90 beni mobili e immobili per 80 miliardi di lire. Ora è libero, con obbligo di firma giornaliero: la scarcerazione sulla base di tecnicismi giudiziari ha dato adito a molte polemiche, come potete leggere qui.

Villa Osio, così si chiamava la villa fatta costruire nel 1937 da Arturo Osio, uno dei fondatori della Bnl, che acquistò il terreno e rifacendosi al disegno di un casale seicentesco affidò il progetto all’architetto Cesare Pascoletti, allievo del grande Marcello Piacentini. Negli anni ‘70, dopo alcune traversie, la villa finì nelle mani (non si sa bene come) del ben introdotto Nicoletti (la banda della Magliana, è notorio, aveva appoggi ovunque: politici, avvocati, alti prelati, servizi segreti). Ancora oggi il circolo sportivo della Bnl confina con la villa.

Il Comune di Roma ha potuto requisire Villa Osio, con il benestare della Soprintendenza, grazie alla legge 109 del ‘96 sull’uso sociale dei beni confiscati ai mafiosi. All’ingresso, infatti, c’è una lapide con il lungo elenco delle vittime “di tutte le mafie”, realizzata in collaborazione con l’associazione “Libera” di don Luigi Ciotti. Il restauro finale è stato realizzato dal’associazione culturale Zètema.

Ah, dimenticavo: “Io stavo cor Libanese”.

9 Responses to “La casa der Secco”

  1. utente anonimo Says:

    grande! adesso rimane da scoprire qual’è la villa del Dandi!

    pur io stavo cor Libanese!

  2. giggimassi Says:

    La villa del Dandi non lo so, spero che qualcuno appaghi la nostra curiosità. Invece il “casino” di lusso intestato a “Patrizia”, la donna del Dandi, credo sia localizzato in un palazzetto di via 4 Novembre, oggi occupato da una firma d’abbigliamento…

  3. utente anonimo Says:

    Che “robba” ragazzi! E che villa…devo dire che la legge 109 del ‘96 qualcosa ha portato (compreso il sequestro dei latifondi del “povero contadino” Riina). Io la renderei molto più esecutiva e dura.

    Probabilmente neanche ci immaginiamo quanto siamo circondati da beni “sporchi”, ma ho idea che nessun governo sia realmente interessato a fare piena luce.

    P.S.

    Dove c’è Jazz c’è speranza!

    Salvs!

    il Vicerè

  4. noantri Says:

    ViVA il compagno Uòlter!

    ;-)

    pat

  5. giggimassi Says:

    eh sì, una gran testa di…jazz ;-)

  6. giggimassi Says:

    Stai seguendo la riemersa questione di “Renatino”?

  7. giggimassi Says:

    Certo, sarebbe stato utilizzato anche per il sequestro della Orlandi…mah!

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