Parolibero

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08
Mar
2006

Lettera aperta a Paolo Mieli

by Parolibero

Gentile direttore,

dal suo editoriale di oggi ho ricavato quella sensazione che un giornalista (posso dire collega?) non dovrebbe mai trarre da un “pezzo” giornalistico: l’assoluta assenza di notizia. Non è una notizia infatti che le sue simpatie vadano al centrosinistra, logico punto di arrivo della sua storia personale e politica. E siccome i giornali - lo sa meglio di me - si fanno prima con il cuore che con le idee, non è una notizia nemmeno che il Corriere - con la sua impostazione, i suoi titoli, le sue pagine e riflessioni politiche - parteggi per la coalizione guidata da Romano Prodi. Ce n’eravamo accorti.

E’ una notizia, invece, o quantomeno una sorpresa, che il direttore del primo e più autorevole quotidiano italiano, si senta in dovere di spiegare ai suoi lettori la sua scelta di campo a un mese dalle elezioni politiche. Mi chiedo: cosa penseranno ora i giornalisti di via Solferino che in cuor loro si augurano la vittoria di Berlusconi? Lei dice che la decisione non li coinvolge, ma come potrà concretamente garantire l’autonomia e l’indipendenza di giudizio nei confronti di un direttore che “ormai si sa come la pensa”?

Ma soprattutto: con quale spirito dovrebbero leggere, da domani, il Corriere, i tanti lettori che tifano più o meno criticamente per il centro-destra?

Lei non ha idea del clamoroso autogol in cui cade con questa mossa: lei dà infatti ragione alle ricorrenti critiche di Berlusconi sulla “stampa controllata dal centro sinistra”.

Nella sua presa di posizione colgo un senso di sfida cinico e impudente alla regola numero uno del giornalismo: essere alternativi al potere politico o economico, non complici né succubi né semplicemente amici. Per dirla chiaramente, Montanelli - altra stoffa d’uomo - in un tale scivolone non sarebbe mai incappato. Anzi, quando Montanelli sentì come insopportabili le pressioni del suo editore Berlusconi che stava per “scendere in campo”, non esitò a migrare verso altri lidi. E non esitò nemmeno, anni addietro, ad abbandonare il Corriere barricadero di Piero Ottone, per fondare Il Giornale.

La differenza sta nel fatto che Montanelli scriveva nel suo primo editoriale “da che parte stava”, e fedele a quella linea faceva il giornale. Lei, invece, esplicita la sua scelta di campo a un mese dalle elezioni, riempie di affettuosità i leader del centrosinistra e mira a chissà quali prebende post-elettorali.

Questo non è giornalismo d’opinione. E’ opportunismo e basta.

AGGIORNAMENTO: secondo Il Giornale, il Corriere ha già perso parecchie copie. E Feltri si frega le mani. Bella mossa, direttore. Qui la campagna goliardica “Tradisci il Corrierino” lanciata da The Right Nation, sotto il bannerino ;-)

22 Responses to “Lettera aperta a Paolo Mieli”

  1. 2twins Says:

    hai ragione nella parte conclusiva. Ricordo però che nei paesi anglosassoni i quotidiani si schierano prima delle elezioni. Di tutto ciò che abbiamo viso nella campgna elettorale, questa è la nota meno negativa, saluti, aa.

  2. utente anonimo Says:

    Bravissimo; sottoscrivo.

  3. mammamia Says:

    É vero che i giornali anglosassoni si schierano, ma in genre cercano di essere indipendenti sempre. Ad esempio il Globe and Mail di simpatie liberali, quando si sono avvicinate le elezioni ( qui in Canada) ed ha visto che il Partito conservatore offriva migliori garanzie di buon governo, ha dichiarato che prendeva posizione per il P. conservatore.

    Mieli invece é sempre stato da quella parte, l’hanno messo apposta a dirigere il Corriere..

  4. utente anonimo Says:

    Paolo Mieli: “Giornalista, cane da guardia della sinistra. Presente.”

  5. 2twins Says:

    Hai ragione: io dico che non bisogna scandalizzarsi per il dato, piuttosto per il come.

    Mieli non è un direttore che si schiera, una uno schierato che è stato apposta fatto direttore.

    Cmq, chi la ha fatta fuori dal vasino è Fassino. Il Cdx ha risposto con ironia e sarcasmo…

    :)

    aa

  6. eamax71 Says:

    Meno male che qualcuno dissente, in questo clima falso-perbenista si rischiava di fargliela passare liscia!!! E non mi si raccontino frottole su come i giornali anglosassoni si schierino apertamente, sono paesi civili quelli, non terroni d’Europa come noi!!!

  7. utente anonimo Says:

    Di tutte le cretinate che hai scritto, la più geniale è citare Montanelli, uno che dichiarazioni di voto ne fece sempre (solo che forse ti piacevano di più) a cominciare dal famoso ‘tappiamoci il naso’.

    Quanto sei sciocco

    R

  8. giggimassi Says:

    Anonimo R: io scrivo cretinate, ma tu non sai leggere. Ho scritto che Montanelli le faceva prima, le “dichiarazioni di voto”. Quindi i lettori sapevano esattamente cosa aspettarsi: non li “tradiva” in corso d’opera e tantomeno a ridosso del voto. Altra stoffa, ripeto.

  9. utente anonimo Says:

    Ma se ” non è una notizia nemmeno che il Corriere parteggi per la coalizione guidata da Romano Prodi. Ce n’eravamo accorti” quale sarebbe il tradimento, spiegami.

    Chi è che è stato tradito? Il povero lettore sprovveduto che non è dotato del tuo acume? Tsk, lascialo alla sinistra il vizio di dare del deficiente alla ggente comune pls.

    “cosa penseranno ora i giornalisti di via Solferino che in cuor loro si augurano la vittoria di Berlusconi?”

    E certo perché loro pure sono deficienti che non sanno con chi lavorano. E poi ce li vedo Galli della Loggia o Panebianco intimiditi… Ma per piacere, su.

    “con quale spirito dovrebbero leggere, da domani, il Corriere, i tanti lettori che tifano più o meno criticamente per il centro-destra?”

    Con quale spirito? Con lo stesso spirito con cui lo leggevano prima, salvo che adesso, a un mese dalle elezioni e non due giorni prima, potranno fare la tara a titoli e catenacci sapendo che il giornare è schierato (anche quei tre deficienti che non hanno il tuo acume) si faranno la loro opinione sul merito.

    Proprio come i lettori di quel gornale liberal che è il NYT che si sa da sempre per chi parteggia e nondimeno a ogni elezione si schiera e motiva.

    Montanelli altra stoffa? Di sicuro: e infatti si schierò dalla parte sbagliata e fece la fine che fece.

    Liberali, tsz…

  10. giggimassi Says:

    Parto dalla fine:

    Che fine fece, scusa, Montanelli? Restò libero quando il Corriere si schierò a sinistra, e fondò Il Giornale. E restò libero quando Berlusconi volle candidarsi, fondando La Voce che non andò bene. Punto. Io tra l’altro negli ultimi tempi non lo condividevo nemmeno, politicamente, però ne ammiravo la coerenza e l’indipendenza.

    Galli della Loggia e Panebianco intimiditi forse no, ma il redattore ordinario che ambisce a una promozione, stai sicuro che ci riflette su, prima di indisporre un direttore.

    Il “tradimento”, a mio personalissimo modo di vedere, sta nel fatto di aver mandato gentilmente a quel paese i lettori di centro-destra (e se permetti, mi girano un po’ le scatole). Però, qui concordo con te, questi lettori saranno più saggi di Mieli e continueranno a comprare il giornale, facendo la tara.

    Scommettiamo che Mieli avrà un posto coi fiocchi (Rai o altro) dopo qualche mese, se il centrosx dovesse vincere?

  11. utente anonimo Says:

    Il redattore ordinario sappiamo benissimo io e te che è tenuto ad assecondare direttore e proprietario, da sempre e sotto chiunque. Cosa è cambiato? Pensi che Mieli non avesse già messo nei posti chiave gente di fiducia (come è suo diritto anzi dovere)?

    Vedi bene che la storia del cane sciolto, per cui tanto ti commuovi, ammesso che abbia mai retto, di certo non regge nella circostanza.

    Mi dispiace che tu l’abbia presa come una mandata a quel paese, ma mi sembra un problema tuo, sai?

    Scommetto che se avesse ‘mandato a quel paese’ i lettori di sinistra non ti saresti stracciato le vesti, no?

    Ecco, quindi non è la parzialità dichiarata che dà fastidio, ma la scelta del campo avversario, compiuta e annunciata con una certa classe e mandando a quel paese (questo sì) tutti quelli che per anni hanno ripetuto ‘benissimo se il corriere ammettesse di parteggiare per la sinistra, quello che dà fastidio è l’aura di imparzialità’ e che oggi stanazzano invece ‘traditore ti abbiamo stanato’.

    Quanto all’ultima battuta sul tornaconto personale denuncia un analfabetismo liberale senza rimedio: demonizzare le ambizioni personali è sempre stato un cavallo di battaglia del populismo forcaiolo, girotondino e moralista.

    Pensavamo che Berlusconi avesse almeno sconfitto quello. Invece rieccoci al punto di partenza, arrivati questa volta da destra…

    la solita italietta.

    Salùt

    R

  12. utente anonimo Says:

    non compro ” il giornale ” e neanche “libero”

    da anni ho smesso di comprare ” repubblica ” e ad oggi mi rimaneva il buon vecchio ” corriere ” con qualche puntatina per par concicio sul ” foglio ” e sul ” riformista ”

    ora mi è rimasta solo la par condicio

    Mieli ha tutti i diritti di schierarsi dove e per chi vuole, così come i lettori hanno il diritto di decidere se il giornale - a questo punto - gli interessa ancora

    magari il Mieli ha pensato di portar via una fettina degli aficionados di Repubblica e magari ( mi ripeto eh ? ) gli andrà anche bene

    io non so se compenserà la perdita di quelli che la pensano come me, cioè che se volevamo comprare un giornale schierato avevamo altri da scegliere

    Pazienza, vuol dire che mi leggerò i Della Loggia e i Panebianco via internet ed i 365 euro risparmiati li darò in beneficenza

    saluti

    roberto ( ropi )

  13. giggimassi Says:

    Se ora ti dico: Mieli avrebbe sbagliato anche se avesse scelto il campo opposto, tu ovviamente non mi credi. Io sostengo che il Corriere, visto che agli esami di giornalismo e da cento anni è preso ad esempio di imparzialità e autorevolezza, NON debba essere schierato (almeno esplicitamente, e comunque non sotto elezioni).

    Analfabetismo liberale? Populismo forcaiolo? GIROTONDINO e MORALISTA (a me, poi)? Per quelli puoi rivolgerti agli amici e sodali di Mieli, che ieri erano a Lotta Continua e oggi flirtano con Rcs, Mediobanca, Generali, Fiat e compagnia bella.

  14. giggimassi Says:

    Ropi: ma sì, prendiamola con filosofia ;-)

  15. utente anonimo Says:

    ‘Mieli l’ha fatto solo per la presidenza Rai’

    ‘’Berlusconi l’ha fatto solo per salvare le sue aziende’

    ‘Pannella lo fa solo per qualche seggio in parlamento’

    ‘Pera lo fa solo per attaccarsi al carro vaticano’

    Sì, girotondismo moralista. Bipartisan.

    R

  16. giggimassi Says:

    Ma che c’entrano le ultime tre? Boh.

  17. FrancescaV Says:

    lo schieramento del direttore del corriere mi lascia senza parole, bella fine ha fatto il giornalismo

  18. missy_ Says:

    Concordo sull’effetto auto-gol. E sospetto pure che persone, certo non nate ieri, lo avessero messo in conto.

  19. iopensosempre Says:

    Mieli è sempre banale. Quando è stato ospite in qualche trasmissione mi ha fatto sempre girare canale. E’ normale che è di sinistra. E’ lento, moscio, gonfio di luoghi comuni, noiosissimo.

    Insomma, cosa ci vuoi sperare da uno così? Non certo delle novità. A me fa dormire come e forse più di Biagi.

    Antonio

    http://liberidallaforma.blogspot.com/

  20. giggimassi Says:

    Antonio: d’accordo con te, ma non posso esimermi dal correggerti amichevolmente: “E’ normale che sia di sinistra” ;-)

  21. iopensosempre Says:

    caro Giggi, in realtà nei commenti mi sto sbragando da tempo! Uso un registro a dir poco pedestre, come hai notato. Non ho capito ancora se lo faccio per adattarmi agli altri o per essere più immediato e incisivo o per pigrizia. Il congiuntivo è il primo a farne le spese, ovviamente.

    Comunque forse è meglio che mi dia una regolata.

    Anche se non rinuncerò al registro internettiano ;-)

    a presto per novità!

    Antonio

  22. METAFISICO Says:

    “Bravo Mieli con la sua uscita ha dimostrato solo ciò che già si sapeva: che il Corriere è antiberlusconiano.

    Del resto un falso intellettuale arrogante e colla puzza sotto il naso come Mieli non poteva che essere di sinistra.

    COndivivo pienamente pure quello che dice ANtonio

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