Parolibero

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03
Jul
2006

Il caso Vulcano

by Parolibero
Mario Vulcano non riusciva a dormire, quella notte del 29 dicembre ‘64. Una strana tachicardia gli toglieva il sonno. Si alzò. Mosse tre passi incerti verso la camera del bambino, che al rumore dei passi si destò ed esplose in un pianto fragoroso. La sua giovane convivente, Carla, si svegliò allora di soprassalto e redarguì aspramente il compagno. Vulcano ebbe apena una smorfia d’insofferenza. Poi le scaricò addosso la sua Beretta 22. Carla, sua ex allieva, stava per dargli il secondo figlio.

Al processo, Vulcano - uno con 145 di quoziente d’intelligenza, gran seduttore, manager editoriale - ammise sì, di aver ucciso, ma sotto l’effetto ipnotico di un sedativo che era solito assumere, l’Oblioser, al quale addebitò la causa della “trance omicida” nella quale era caduto. Gli esperti si divisero: alcuni sostenevano che sì, il sonnifero poteva provocare effetti allucinatori, altri fortissimamente negandolo.

La Corte d’Assise, dimezzando la pena chiesta dai PM, lo condannò a quattordici anni. Ne scontò due, poi fu rimesso in libertà per l’accoglimento di una perizia che confermava la sua tesi; due anni dopo rientrò in carcere sulla base di una perizia di segno opposto, un andirivieni durante il quale il carismatico latin lover, oltre ad essersi specializzato in farmacologia, aveva conquistato un’indossatrice e messo al mondo altri due figli. Nel 1970, confermata la prima condanna, per lui si spalancarono le porte di Rebibbia.

E’ qui che prosegue il moderno feuilleton che è stata la vita di quest’uomo. L’incallito playboy infatti, non riesce a star solo, tantomeno in galera, e si innamora - ricambiato - della vicedirettrice: Giuliana, 27 anni, figlia di un maresciallo di Polizia. Tempo qualche mese, tutti ormai sanno, e la notizia arriva prima ai superiori e poi ai giornali. Scoppia lo scandalo. Lei sulle prime nega tutto, parla solo di “scambio di libri e chiacchierate intellettuali”, finché sono costretti ad ammettere loro relazione e si sposano in carcere. Il matrimonio “riparatore” salvò lei dall’accusa di “congiunzione carnale commessa con abuso di qualità di pubblico ufficiale”, punibile con la detenzione da uno a cinque anni.

Scarcerato Vulcano, la storia cadde per un po’ nell’oblìo e i cronisti rinfoderarono le loro penne, abbondamente intinte nella letteratura romantica alla Dumas padre. Lui, che per molti rimase un affascinante imbroglione, per altri solo uno spietato omicida, non riuscì ad ottenere il mega risarcimento chiesto alla casa farmaceutica produttrice dell’Oblioser, e campo’ per diversi anni con il frutto del suo innegabile ingegno: scriveva copioni, uno dei quali per Rossellini, dipingeva con buon successo di critica, componeva musiche alcune delle quali eseguite al Teatro dell’Opera.

Senonché un banale incidente, un carrello riempito al supermercato che “per distrazione” Giuliana aveva fatto passare sotto i sensori dell’allarme, fecero nuovamente tornare i coniugi Vulcano agli onori delle cronache: indaga indaga, si scoprì che i due se la passavano assai male, al limite della miseria nera.

Alla fine del 1981 i nostri rispuntano dal dimenticatoio: li ritroviamo accusati di circonvenzione d’incapace. Vulcano stavolta è accusato di aver reso totalmente succube un fotografo, benestante e colto, non uno sprovveduto, di averne fatto un burattino con “la forza psichica del proprio fascino”. Al malcapitato viene imposto di vendere il negozio per la cifra di cento milioni e far vivere così nel lusso, in una suite dell’hotel Europa, Vulcano con moglie, suocera e due baby sitters, tra ostriche e champagne. Il fotografo, lo sottolineo, non è un baluba qualsiasi: laureato in epistemologia, con moglie anch’essa acculturata, s’illude di finanziare con quei soldi le straordinarie iniziative artistiche del suo carnefice. Il quale viene tra l’altro accusato di imbottire la sua vittima di sedativi (forse lo stesso Oblioser di tanti anni prima) ed eccitanti, il tutto condito con percosse e torture nel cuore della notte.

Fu ovviamente condannato, e diventò con la sua condotta esemplare un idolo del carcere triestino del Coroneo. Non so se sia ora un uomo libero, o se sia morto. Ma mi piace immaginare che sia ancora lì, che ordina i libri della biblioteca del carcere, mentre di soppiatto infila un bigliettino galante nelle tasche di una bella secondina.

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Aggiungo solo, a scanso di equivoci e problemi legali, che l’Oblioser è un medicinale a base di morfina perfettamente legale e registrato presso il ministero della Salute: ovviamente si tratta di uno psicofarmaco e va preso rigorosamente dietro prescrizione dello specialista. Ho scritto questa storia perché resti anche in Rete, non mi sembra infatti che su Internet esista traccia di questo incredibile caso di cronaca nera. Il racconto è interamente ma liberamente adattato dallo splendido “Roma in cronaca nera” di Enzo Rava. Che ringrazio, e spero non se ne abbia a male se dovesse leggere questo post.

3 Responses to “Il caso Vulcano”

  1. PlacidaSignora Says:

    Ne parli bene tu, la postfazione è di un tesoromio carissimo…lo ordinerò subito!

    :-*

  2. Parolibero Says:

    …mi stai dicendo che conosci il Profeta, l’Immensità, la Luce che tutto illumina, Colui che tutto può, insomma…De Cataldo (Su di Lui la Gloria?) ;-)

  3. PlacidaSignora Says:

    Sì che lo conosco benissimo…Ed è veramente speciale, sennò non sarebbe un tesoromio ;-*

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