Parolibero

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03
Jul
2006

Nella vecchia trattoria

by Parolibero
Sempre a proposito di autoreferenze e libri, vi segnalo che è in libreria l’edizione 2006, aggiornata e arricchita, della guida “Nella vecchia trattoria”, edita da Airplane. Io e mia moglie, praticamente i Gianni e Paola Mura della Garbatella, abbiamo curato una trentina di voci, tra Roma, il centro Italia, Toscana, Puglia e Sicilia. Per invogliarvi, ripropongo qui - soprattutto ad uso dei non romani - la segnalazione di Moschino, imperdibile trattoria della Capitale:

Dar Moschino -
Piazza B.Brin, 5 Tel.06/5139473. 25-30 euro. Chiuso la domenica. No bancomat né carte di credito. Prenotare la sera.
Vale la pena venir qui anche solo per passeggiare tra i “lotti” della Garbatella, esempio illuminato di edilizia popolare anni ’30. Il locale, però, merita eccome: per la simpatia del servizio (spesso i camerieri siedono al tavolo con voi, astenersi snob) e soprattutto per la cucina romana verace, eseguita “come ‘na vòrta”. A cominciare dalle fettuccine caserecce al sugo degli involtini o alla gricia, ovvero l’amatriciana in bianco: entrambe divine. Vi sembrerà davvero di mangiare quelle “della nonna”. Per chi non resiste ai morsi della fame, come antipasti prosciutto in morsa affettato a vista e mozzarella di bufala (autentica). Tra i secondi: polpette di vitello al pomodoro, tenerissime e di misura extralarge, quindi imperdibili, oppure coniglio alla cacciatora. Per chi preferisce i piatti più familiari, generose porzioni di “pezza”, ovvero fettine di manzo accompagnate da rucola e pomodorini. Il sabato trippa alla romana, come da tradizione: un piatto per palati allenati, qui eseguito al meglio. Il bianco sfuso della casa è più che bevibile (non ci ha dato il mal di testa), c’è anche un rosso campano imbottigliato. Il menu, rigorosamente elencato a voce da Mario, cameriere storico, termina con i dolci fatti in casa: crostata di visciole o tiramisù. Perché “Moschino”? E’ il soprannome del proprietario, da bambino considerato piuttosto fastidioso: è un ex fantino (a Roma si diceva “cavallaro”), ora aiutato nella gestione dalle tre figlie. Logico, quindi, che le pareti siano tappezzate di fotografie ippiche e il locale sia pervaso da un’atmosfera di “febbre da cavallo”. Se lo trovate di buonumore, cioè quasi sempre, Meschino vi racconterà la sua storia. Se poi siete acuti osservatori di varia umanità romana, il consiglio è di venire a pranzo: ai tavoli troverete sia operai in canottiera che manager di passaggio. D’estate sono raccomandati i tavoli all’esterno, pochi e piuttosto ravvicinati, ma affacciati sulla suggestiva piazzetta che guarda da una parte la Basilica di San Paolo, dall’altra il Gazometro dell’Ostiense.

7 Responses to “Nella vecchia trattoria”

  1. PlacidaSignora Says:

    Segnato anche questo! (invece quello dei formaggi mica son riuscita a trovarlo…:-(

  2. camelotdestraideale Says:

    L’unico posto dove ho mangiato a Roma, è una bettola vicino a Via della Scrofa :-)

    Chi sa perchè vicino a via della scrofa…

  3. samuelesilva Says:

    Non mi ero reso conto del tuo rientro… Bentornato… :-)

  4. ziaconcetta Says:

    Uagliò, interessante segnalazione.

    PS: ar moschino je piace er contante, eh? Se l’acchiappa Schioppa….

  5. Parolibero Says:

    @ Placida: che ti credi? Sono edizioni rarissime ;-)

    @ Camelot: eh eh la prossima volta ti guido io

    @ Samuele: bentrovato

    @ ziaconcetta: Moschino non sa nemmeno che esistono, le carte di credito…né le ricevute.

  6. FrancescaV Says:

    questo non me lo posso perdere;)

  7. Parolibero Says:

    @ FrancescaV: devi assolutamente colmare questa lacuna ;-)

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