Il suo nome era Derek Raymond
by Parolibero
…e se non fosse per l’opera meritoria di Meridianozero, che ne ha pubblicato ogni cosa, in Italia lo conoscerebbero in pochi. Chi era? Un magnifico figlio di puttana che con una penna in mano faceva miracoli. Non c’è Bukovski che tenga. Bukovski è per figli di papà che hanno bisogno di movimentarsi la vita (qui qualcuno si incazzerà). Ed è sopravvalutato come scrittore. Ecco, l’ho detto.
Invece Derek Raymond è ampiamente sottovalutato, e da noi pressoché sconosciuto. Lo è stato anche in patria, e a lungo, come spesso succede ai grandi. Pensate: che avesse una marcia in più se ne accorsero in Francia, dove per la letteratura e il cinema hanno l’occhio lungo.
Derek Raymond, all’anagrafe Robin William Arthur Cook, ha scritto romanzi noir, i migliori del ‘900 a mio modesto avviso, imperniati intorno alla figura di un sergente della sezione A14 di Scotland Yard (la serie della “Factory“, qui i titoli). Raymond ha scritto anche libri di satira feroce sull’aristocrazia britannica (Atti privati in luoghi pubblici, Gli inquilini di Dirt Street).
E soprattutto ha vissuto come un vero, grande scrittore dovrebbe vivere: per strada. Sentite questo brano da una bella intervista a Magazine Literaire del ‘93, un anno prima di morire:
lo sono nato nel ‘31, in piena recessione, c’era il crac della Borsa e il crac di tutto. Era questo il mio inizio sul pianeta, per non parlare della guerra. C’era veramente la miseria a Londra e molto presto mi sono posto la domanda: perché vivo nella bambagia se là in basso c’è della gente che elemosina nella strada? No, la borghesia proprio non mi andava. Ancora oggi, anche se ho la pelle abbastanza dura e comincio a trasformarmi in un membro, come dicono, della Terza Età, sono molto impressionabile e mi lascio sconvolgere enormemente.
- Dalla miseria delle persone?
- Proprio così! Insomma, non voglio generalizzare, parlo solo per me stesso, ma a che scopo trasformarsi in uno scrittore se non ci si lascia toccare dalle cose? Il mondo odierno è sempre peggio: ognuno per sé! Scrivere aiuta a rendere comprensibile la sofferenza. Come dicevo a uno dei miei amici, Jean-Paul Kauffmann: una volta che hai chiuso la porta della strada, è finita, vecchio mio’ Ti distacchi dalla vita della strada, ti chiudi in casa, hai tutte le comodità e incominci a scrivere: hai perso in partenza! Andare in giro, essere tra la gente, parlare con loro, anche per insultarsi ma farne comunque parte, secondo me per uno scrittore non c’è niente che possa sostituire tutto questo. (intervista integrale qui).
Non so perché, mi viene di pensare a Céline. Alla sua geniale follia, la stessa che attraversa gli occhi e le pagine di Raymond.
Questo post è dedicato a tutti voi che ancora vi lasciate sconvolgere la vita dalla letteratura.
November 17th, 2006 at 2:25 pm
Ma no, che non mi incazzo :-)
Credo che GRANDI, in letteratura, siano coloro che sono stati in grado di darci qualcosa.
Io sono ignorante, non limitato, perché il mio tempo a disposizione per l’approfondimento si limita ai miei anni di vita (ancora relativamente pochi), perciò Raymond non lo conosco e non posso dire se è superiore a Bukowski.
Bukowski può essere anche una merda, un sopravvalutato (magari lo è), un coglione grafomane. Ma non è (non è, non è) per i figli di papà. E’ un vecchio, sgraziato e brutto che ha passato OGNI ISTANTE della propria esistenza a scrivere, scrivere, scrivere. Da povero e da ricco. Nelle catapecchie e nelle sue ville. Sempre.
A me Bukowski ha fatto piangere (letteralmente. Quella cosa con le lacrime che succede agli occhi) e mi ha cambiato e se sono quello che sono lo devo (in minima parte) anche a lui. E so (so) che ha sempre scritto con la massima onestà di cui era capace.
Detto questo recupererò certamente Raymond, di cui mi hai fatto venire grande curiosità.
[Ste]
November 17th, 2006 at 6:31 pm
@ Ste: sapevo che ti saresti tuffato nella mia provocazione ;-)
un consiglio che ho dimenticato di scrivere nel post: se leggerai raymond, inizia da “Il mio nome era Dora Suarez”
November 17th, 2006 at 8:09 pm
“Bukovski è per figli di papà che hanno bisogno di movimentarsi la vita (qui qualcuno si incazzerà).”
Eccomi :D