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	<title>Comments on: Scontro di civiltà: supplì all&#8217;ottomana</title>
	<link>http://www.parolibero.com/2007/01/20/scontro-di-civilta-suppli-allottomana/</link>
	<description>Qui non si canta al modo delle rane</description>
	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 00:12:30 +0000</pubDate>
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		<title>by: Parolibero &#187; Blog Archive &#187; epitaffio del vitello tonnato</title>
		<link>http://www.parolibero.com/2007/01/20/scontro-di-civilta-suppli-allottomana/#comment-27276</link>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 11:30:31 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.parolibero.com/2007/01/20/scontro-di-civilta-suppli-allottomana/#comment-27276</guid>
					<description>[...] Dopo i supplì che non sono più supplì, dopo la zuppa inglese che doesn&#8217;t work anymore, oggi ci occupiamo di un altro piatto che scompare dalle nostre tavole: il vitello tonnato. Ora, anche il vitello tonnato, è, diciamolo pure, un tipico sapore degli anni ottanta, quando ci si sentiva tutti più ricchi, e questa non è una mia fissazione eh, eravamo davvero tutti più ricchi, c&#8217;era la scala mobile che teneva su i salari, e insomma negli anni ottanta essere italiani era davvero fico, e una delle cose fiche, oltre a vincere dei superbi mondiali e avere Giancarlo Antognoni come idolo personale e girare per il quartiere con la bmx, una delle cose fiche era appunto mangiare il vitello tonnato tutti insieme, sicuramente anche Giancarlo Antognoni ne mangiava con la sua famiglia, e il vitello tonnato lo potevano mangiare sia i grandi che i piccoli, anche se i piccoli avevano il tavolo a parte, e spesso ci toccava di mangiare gomito a gomito con la cugina antipatica, o lo sconosciuto figlio del collega, o quello stronzetto del piano di sotto che ti rubava le figu. E infatti, che fossero gli anni delle opportunità, lo dimostra proprio il fatto che un antipasto della provincia di Cuneo, il vitello tonnato appunto, venisse esportato in tutta Italia e facesse scuola ed entrasse nelle case delle persone perbene. Solo che poi il vitello tonnato è scomparso, vai a capire perché, son quei misteri del costume gastronomico che mi lasciano senza parole, e pensare che non è neanche difficile a farsi, basta solo essere stati da non più di sei mesi a Pantelleria o a Salina, per metterci il cappero giusto. E a Carloforte, per metterci il tonno buono, quel poco che rimane dopo che son passati i giapponesi maledetti. E comunque, anche coi capperi e col tonno giusti, il vitello tonnato, ora, è sparito, e io non so più come fare, a ricordarmi di quegli anni in cui eravamo più ricchi, e più felici. E un antipasto della provincia di Cuneo eccetera. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Dopo i supplì che non sono più supplì, dopo la zuppa inglese che doesn&#8217;t work anymore, oggi ci occupiamo di un altro piatto che scompare dalle nostre tavole: il vitello tonnato. Ora, anche il vitello tonnato, è, diciamolo pure, un tipico sapore degli anni ottanta, quando ci si sentiva tutti più ricchi, e questa non è una mia fissazione eh, eravamo davvero tutti più ricchi, c&#8217;era la scala mobile che teneva su i salari, e insomma negli anni ottanta essere italiani era davvero fico, e una delle cose fiche, oltre a vincere dei superbi mondiali e avere Giancarlo Antognoni come idolo personale e girare per il quartiere con la bmx, una delle cose fiche era appunto mangiare il vitello tonnato tutti insieme, sicuramente anche Giancarlo Antognoni ne mangiava con la sua famiglia, e il vitello tonnato lo potevano mangiare sia i grandi che i piccoli, anche se i piccoli avevano il tavolo a parte, e spesso ci toccava di mangiare gomito a gomito con la cugina antipatica, o lo sconosciuto figlio del collega, o quello stronzetto del piano di sotto che ti rubava le figu. E infatti, che fossero gli anni delle opportunità, lo dimostra proprio il fatto che un antipasto della provincia di Cuneo, il vitello tonnato appunto, venisse esportato in tutta Italia e facesse scuola ed entrasse nelle case delle persone perbene. Solo che poi il vitello tonnato è scomparso, vai a capire perché, son quei misteri del costume gastronomico che mi lasciano senza parole, e pensare che non è neanche difficile a farsi, basta solo essere stati da non più di sei mesi a Pantelleria o a Salina, per metterci il cappero giusto. E a Carloforte, per metterci il tonno buono, quel poco che rimane dopo che son passati i giapponesi maledetti. E comunque, anche coi capperi e col tonno giusti, il vitello tonnato, ora, è sparito, e io non so più come fare, a ricordarmi di quegli anni in cui eravamo più ricchi, e più felici. E un antipasto della provincia di Cuneo eccetera. [&#8230;]
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		<title>by: Parolibero &#187; Blog Archive &#187; Secondo me a kareem abdul jabbar ci piaceva la zuppa inglese</title>
		<link>http://www.parolibero.com/2007/01/20/scontro-di-civilta-suppli-allottomana/#comment-26109</link>
		<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 14:49:09 +0000</pubDate>
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					<description>[...] Io, se c&#8217;è una cosa in cui sono conservatore, o meglio, più conservatore che in altre cose, son le cose buone di una volta. Per esempio, non so darmi pace di un problema che affligge questi nostri tempi calamitosi, e questo problema è la progressiva, inesorabile scomparsa dalle nostre tavole, della zuppa inglese. Ora, è chiaro che ci son problemi più grandi, in questi tempi calamitosi, per esempio il fatto che a roma non si trovi più un supplì decente [lo scontro di civiltà, sapete, si vede soprattutto dalle piccole cose], ma per tornare alla zuppa inglese, nulla come la zuppa inglese mi ricorda certe tavolate di quando ero bambino, e quegli anni ottanta che erano belli perché erano semplici, o forse son io che li ricordo così, perché son fuggiti via in fretta portandosi dietro i sogni di un bambino troppo sensibile. In queste tavolate, dicevo, non aveva importanza se si stava al mare o in montagna, a casa o in trattoria, si stava insieme e c&#8217;era un&#8217;idea di famiglia, si stava insieme anche se i piccoli avevano il tavolino a parte, e c&#8217;erano le signore con le giacche dalle spalline imbottite e delle orribili permanenti, e il sugo delle lasagne finiva sulle cravatte a disegni cachemire dei signori presenti, e puntuale sbucava fuori la nonna a tamponar la macchia col borotalco [un mio ex collega, un genio, diceva sempre che per lui l&#8217;immagine-simbolo degli anni 80, era &#8220;nonna che dorme sui cappotti ammonticchiati sul letto&#8221;, mentre gli altri fanno tardi a giocare a zecchinetta]. Ma per tornare a noi, erano tempi in cui non aveva troppa importanza che un impiegato guadagnasse 436mila lire nette, perché dentro quelle 436mila lire nette ci si faceva stare quasi tutto, dalla settimana bianca al subbuteo alle adidas come quelle di kareem abdul jabbar. E come chiosa ideale di quei tempi che a me sembravan felici, e forse lo erano davvero, a suggello di questo sapore di serenità e modesto benessere di un ceto medio che non esiste più, alla fine di queste tavolate faceva la sua comparsa, strappando un ooooh agli astanti tutti, la zuppa inglese, il dolce più anni 80 che sia mai esistito. La zia di Forlì che spesso si cimentava in quel trionfo di crema, pan di spagna e alkermes, oggi quando la chiamo al telefono non mi riconosce neanche più. Chissà come dev&#8217;essere non avere più ricordi, forse tremendo o forse meglio così, allo stesso tempo. Vorrei non morire d&#8217;alzheimer e trovare, se possibile, una zuppa inglese in Purgatorio. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Io, se c&#8217;è una cosa in cui sono conservatore, o meglio, più conservatore che in altre cose, son le cose buone di una volta. Per esempio, non so darmi pace di un problema che affligge questi nostri tempi calamitosi, e questo problema è la progressiva, inesorabile scomparsa dalle nostre tavole, della zuppa inglese. Ora, è chiaro che ci son problemi più grandi, in questi tempi calamitosi, per esempio il fatto che a roma non si trovi più un supplì decente [lo scontro di civiltà, sapete, si vede soprattutto dalle piccole cose], ma per tornare alla zuppa inglese, nulla come la zuppa inglese mi ricorda certe tavolate di quando ero bambino, e quegli anni ottanta che erano belli perché erano semplici, o forse son io che li ricordo così, perché son fuggiti via in fretta portandosi dietro i sogni di un bambino troppo sensibile. In queste tavolate, dicevo, non aveva importanza se si stava al mare o in montagna, a casa o in trattoria, si stava insieme e c&#8217;era un&#8217;idea di famiglia, si stava insieme anche se i piccoli avevano il tavolino a parte, e c&#8217;erano le signore con le giacche dalle spalline imbottite e delle orribili permanenti, e il sugo delle lasagne finiva sulle cravatte a disegni cachemire dei signori presenti, e puntuale sbucava fuori la nonna a tamponar la macchia col borotalco [un mio ex collega, un genio, diceva sempre che per lui l&#8217;immagine-simbolo degli anni 80, era &#8220;nonna che dorme sui cappotti ammonticchiati sul letto&#8221;, mentre gli altri fanno tardi a giocare a zecchinetta]. Ma per tornare a noi, erano tempi in cui non aveva troppa importanza che un impiegato guadagnasse 436mila lire nette, perché dentro quelle 436mila lire nette ci si faceva stare quasi tutto, dalla settimana bianca al subbuteo alle adidas come quelle di kareem abdul jabbar. E come chiosa ideale di quei tempi che a me sembravan felici, e forse lo erano davvero, a suggello di questo sapore di serenità e modesto benessere di un ceto medio che non esiste più, alla fine di queste tavolate faceva la sua comparsa, strappando un ooooh agli astanti tutti, la zuppa inglese, il dolce più anni 80 che sia mai esistito. La zia di Forlì che spesso si cimentava in quel trionfo di crema, pan di spagna e alkermes, oggi quando la chiamo al telefono non mi riconosce neanche più. Chissà come dev&#8217;essere non avere più ricordi, forse tremendo o forse meglio così, allo stesso tempo. Vorrei non morire d&#8217;alzheimer e trovare, se possibile, una zuppa inglese in Purgatorio. [&#8230;]
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		<title>by: Ralph</title>
		<link>http://www.parolibero.com/2007/01/20/scontro-di-civilta-suppli-allottomana/#comment-6714</link>
		<pubDate>Fri, 30 Mar 2007 21:53:41 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.parolibero.com/2007/01/20/scontro-di-civilta-suppli-allottomana/#comment-6714</guid>
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	<item>
		<title>by: Chris</title>
		<link>http://www.parolibero.com/2007/01/20/scontro-di-civilta-suppli-allottomana/#comment-6713</link>
		<pubDate>Fri, 30 Mar 2007 21:53:30 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.parolibero.com/2007/01/20/scontro-di-civilta-suppli-allottomana/#comment-6713</guid>
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				</item>
	<item>
		<title>by: Wallace</title>
		<link>http://www.parolibero.com/2007/01/20/scontro-di-civilta-suppli-allottomana/#comment-6712</link>
		<pubDate>Fri, 30 Mar 2007 21:53:24 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.parolibero.com/2007/01/20/scontro-di-civilta-suppli-allottomana/#comment-6712</guid>
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