Parolibero

feed rss

28
Nov
2007

Io, i congressi/2

by Parolibero

Dunque. Intanto, ieri sera ho mazzolato a calciobalilla [non è meraviglioso questo nome?] il segretario dell’Usigrai e un suo compare di merende. Oggi, invece, l’ho mazzolato nel mio intervento che vi propongo qui di seguito [astenersi sonnolenti].

Colleghi e colleghe,

abbiamo sentito risuonare spesso ieri in quest’aula la parola: precari. L’abbiamo sentita risuonare in questi anni troppe volte, e troppo spesso l’abbiamo sentita pronunciare come un esercizio retorico, fin troppo facile e demagogico. Ebbene, voglio lanciare una piccola provocazione dialettica alla gestione uscente del sindacato e un invito a quella che uscirà da questo congresso: astenetevi una buona volta, lo dico senza astio ma con decisione, dal parlare di precariato. Magari chissà, è la volta buona che si trova una soluzione a questo problema.

Dico astenetevi, perché mai come nel problema dei precari, il sindacato ha dimostrato tutta la sua preoccupante scollatura dalla realtà, la sua approssimativa conoscenza di ciò che succede nelle redazioni, il suo parlare dei massimi sistemi senza sapere quali sono i problemi di un precario, o di un freelance, nella vita e nel lavoro di tutti i giorni. Come ci si può lamentare della crisi delle vocazioni nel sindacato, delle defezioni tra i giovani, se prima non si riflette su questo?

Voglio portare qui al congresso, l’esperienza - mia e di tanti altri – di giornalista precario Rai. Tra l’altro sono tra i pochissimi precari Rai qui presenti, se non l’unico. Come sapete, il precariato del servizio pubblico è un problema annoso e complesso, che è stato rappresentato in altre sedi. Lo riportiamo anche qui, nella speranza che l’editore metta in campo la volontà di dare un taglio definitivo a questa ingiustizia perpetrata e legalizzata, ormai da quindici anni. La maggioranza che governa questo sindacato accusa spesso le opposizioni di guardare al passato. Ma non c’è futuro senza elaborazione del passato, questo è un insegnamento della storia che pur nel nostro piccolo, non possiamo dimenticare.

E allora, anche se è una domanda scomoda, io ripropongo qui la domanda a cui nessuno - o quasi - all’interno del sindacato ha saputo concretamente rispondere in questi anni: dov’era la Federazione della Stampa, dov’era l’Usigrai quando il precariato Rai esplodeva, senza che il sindacato si ponesse minimamente il problema? Dov’erano quando i precari diventavano 200, 300, 400, fino a rappresentare un terzo del totale dei giornalisti Rai? A queste domande manca tuttora una risposta. E soprattutto manca una onesta ma profonda autocritica all’interno del sindacato, sugli errori degli anni passati. E dove manca l’autocritica, non può esserci costruzione di un futuro sereno e propositivo.

Come sapete, da due anni è in vigore un accordo di assunzioni programmate, di smaltimento dei bacini dei precari più anziani sottoscritto dall’Usigrai e dall’azienda. Un accordo che per ora sembra funzionare, cosa della quale siamo ovviamente soddisfatti. Ma non dimentichiamo che si tratta di un accordo estremamente tardivo, e in quel ritardo – oltre alle lentezze dell’azienda - sono comprese anche le responsabilità della gestione uscente di questo sindacato.

Siamo riuniti in questa sede per parlare di contratto, un contratto che aspettiamo da mille giorni e che speriamo sarà più vicino dopo questo congresso. Ma come precario Rai voglio ancora una volta sottolineare l’iniquità di una forma contrattuale che esiste solo in Rai, e che si chiama contratto depotenziato. Per chi non lo sapesse, significa che un precario percepisce in busta paga il 40-45 per cento in meno rispetto a un redattore a tempo indeterminato. A parità di mansioni, e spesso lavorando di più. E’ una discriminazione inaccettabile. Una follia giuridica, sindacale e sociale. Una vergogna che il sindacato ha accettato anni fa, e che dispiega oggi tutti i suoi effetti nefasti.

Provate, cari colleghi, ad avere un figlio e pagare un affitto a Roma con 1700 euro al mese. 1700 euro che si prendono mediamente per nove mesi l’anno, non dodici. Provate, poi torniamo qui a parlarne.

Come giornalisti precari Rai abbiamo perfino sensibilizzato il presidente della Repubblica Napolitano su questo aspetto, sul depotenziato. Da persona onesta e aperta qual è, il presidente ci ha risposto in maniera non formale, per bocca del suo consigliere per l’informazione, garantendoci il suo appoggio o quantomeno la sua solidarietà.

Beh, così come dovete sapere che il Capo dello Stato ci ha dedicato cinque minuti del suo tempo, è giusto anche ricordare che gli attuali vertici dell’Usigrai, su questo punto, non hanno ritenuto opportuno, fornirci il loro sostegno per eliminare questa ingiustizia! Forse per loro siamo lavoratori di serie B. Forse per loro siamo importanti solo quando si tratta di votare, o di essere iscritti all’Usigrai, opportunità di cui ora si parla. Ma è un’opportunità che non ci interessa, se si tratta solo di una tessera e non di essere realmente ascoltati.

Detto questo, io eleggerei per acclamazione a segretario della Fnsi quella gnocca calabrese collega che siede in terza fila e che non m’è riuscito ancora di conoscere. [questo, non l’ho letto, eh].

10 Responses to “Io, i congressi/2”

  1. Straselvatica Says:

    Posso dirmi orgogliosa di te?

  2. InvernoMuto Says:

    Prevedo grosse rappresaglie.
    Non sindacali.
    Casalinghe.
    Per la gnocca calabrese in terza fila.
    Eh…

    =P

  3. Jon Says:

    Bè questo fa calare drasticamente il romanticiuismo del mio sogno di fare il giornalista..almeno in italia.

  4. cayenna Says:

    Molto orgogliosa di te! Mi sarebbe piaciuto vedere la faccia del malefico pelato!

    [affari nostri on]
    ci manchi anche tu!
    la gnocca calabrese?!?
    ti squarto come un abbacchietto il venerdì santo!
    ti amo tanto =)
    [affari nostri off]

  5. zì 'ndrea Says:

    bello, anche se con qualche tono da comizio sessantottino, ma come ha risposto la platea?

    P.S.: mi rievoca l’arringa che il frate bandito sciorina dal palco della ghigliottina ne “il marchese del grillo” (”…e infine mi rivolgo a voi, figli miei, che non siete padroni di un ca…”) non è che fai la stessa fine, no?!?

    P.S.2: l’incontro con i colleghi di altri territori è il sale dei convegni/convention/corsi di aggiornamento…

  6. Parolibero Says:

    @ straselvatica: certo che puoi :-*

    @ invernomuto: non avete uno straccio di prova :)

    @ jon: mai spegnere i sogni :|

    @ cayenna: al malefico pelato hanno tributato l’applauso in piedi [io e altri, ovviamente, seduti] torno presto :-*

    @ zi’ndrea: ho preso gli applausi di rito, niente di più…però poi nel pomeriggio c’è stato un intervento piccato di un precario rai della corrente di maggioranza…è stato quasi comico, ha parlato cinque minuti rivolgendosi a me che ero in sala, e tentando di rabberciare una difesa [patetico]

  7. Straselvatica Says:

    Lo sono!!!!!

  8. Noantri Says:

    Ma la domanda è: mentre tu argomentavi, la gnocca calabrese era in sala ad ascoltarti o no? E se sì, come ti ha applaudito? Guardandoti negli occhi o no? Insomma: l’hai fatto questo colpo o no? (perché si sa, siamo uomini, che il discorso che ti sei preparato te lo sei preparato COSI’ per fare bella figura esclusivamente su di lei!)
    [Ste]

  9. Parolibero Says:

    @ straselvatica: siilo! :-*

    @ ste: colpirne cento per rimorchiarne una :)

  10. noantri Says:

    Oddio mi sono fomentato.
    Non saremo mai come ci volete voi.
    Giggimassi sindaco.

    [aNDy cAPp]

    ps: scherzi a parte, problema centrato.

Leave a Reply