Parolibero

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31
Jan
2008

Il dissipatore alimentare

by Parolibero

Dovete sapere che noi, noi a casa ci abbiamo il tritarifiuti, anche detto dissipatore alimentare. Se non sapete cos’è, pensate a una granata tedesca, ingranditela dieci volte, togliete la sicura, piazzatela sotto al rubinetto, collegatela al sifone. Ecco, avete anche voi un tritarifiuti. Ora, andate al cantiere vicino casa vostra e tenete a mente il rumore della betoniera. Tornate a casa, collegate il rumore all’immagine di prima, e avrete un tritarifiuti in azione.

Io, dovete sapere che il tritarifiuti l’ho pagato la bellezza di 300 euri, ma dovrebbe esservi già chiaro di chi è la colpa, e cioè della propensione criminale della mia legittima consorte, propensione naturalmente sviluppata in tutti gli esseri femminili del pianeta, a comprare cose totalmente inutili e allo stesso tempo il più costose possibili. Sì, perché in teoria il tritarifiuti dovrebbe servire a ripulire velocemente i piatti dagli avanzi del pasto, un colpo di forchetta, un clic sul bottoncino e la granata esplode il tritarifiuti, ci pensa a tutto lui. Non è così, cari uomini che pensate di regalare un tritarifiuti alle vostre donne.

Intanto, son più le cose vietate che quelle ammesse: non ci vanno le ossa, le lische di pesce troppo grandi, i bambini (ma solo perché non c’entrano). Secondo poi, bisogna inziccare per bene la roba all’imboccatura, e spingerla giù con qualcosa, tipo una forchetta, che quando serve non hai mai a portata di mano e va a finire che sporchi qualcos’altro, tipo la paletta del sugo. In alternativa si può fare con la mano, questo lavoro di avvicinare i rifiuti alle fauci del trita-ben-poche-cose; io però me ne guardo bene, ho il terrore che il maledetto parta, chissà perché chissà percome, e mi cambi la carta d’identità in gigi tredita.

Sono uno che si suggestiona, sapete, l’altra notte ho sognato che l’infame elettrodomestico rideva di me, coi dentoni aguzzi e il motore a manetta. Tempo fa, che aveva mozzato il mignolo a mia figlia, la quale per fortuna nemmeno ci arriva, per ora. E giurerei di averlo sentito più di una volta sfidarmi: dài, cagasotto, spingi giù quel pezzetto d’insalata.

Insomma, è quasi nuovo: se volete, è vostro per 200 euri.

5 Responses to “Il dissipatore alimentare”

  1. radiobeba Says:

    spese di spedizione?
    socci, mi hai infranto un mito.
    non mi rimane che la compostiera..

  2. InvernoMuto Says:

    Li voi dieci sacchi?

  3. Parolibero Says:

    @ radiobeba: la compostiera? sei troppo avanti =)

    @ invernomuto: due piotte, non trattabili :P

  4. InvernoMuto Says:

    Rilancio venti sacchi…

  5. Parolibero » Blog Archive » Quello che faccio Says:

    […] Io che non so fare nulla, dico davvero, senza falsa modestia, io che son l’esempio vivente che quel che faccio per vivere è una cosa da sfaccendati, da perdigiorno, da braccia rubate alla luminosa scienza idraulica o all’arte dell’elettricismo; io che non so far nulla di concreto, per esempio non so sostituire le cinghie alle serrande, tanto da traslocare in una casa che -oltre al tritarifiuti- ci ha l’alzaserrande elettrico, ecco, io sono però uno che osserva e mi piace molto osservare le persone, stare a sentire quel che dicono, provare ribrezzo dentro di me se dicon cose orripilanti, godere se invece ne dicono di intelligenti, ma sempre stando a guardare, eh, dall’esterno, come uno che, appunto, non ha nulla da fare e dovrebbe andare a lavorare, come i vecchietti che passeggiano davanti ai cantieri del gas per dire va che roba, è un mese che stanno scavando. E dunque quel che osservavo ieri, è una signora che leggeva il giornale nello studio fisioterapico in cui passerò il resto dei miei giorni, questa signora che di tutte le 72 pagine del quotidiano che aveva sotto gli occhi era rimasta colpita giusto da una ricerca, secondo la quale i tacchi a spillo migliorano l’orgasmo femminile; e questa signora ormai a un passo dalla menopausa, si ringalluzziva tutta a pensare ai futuri suoi orgasmi multipli, una volta che la frattura del piatto tibiale le fosse andata a posto, s’intende (ma io son piuttosto convinto che passerà anche lei il resto dei suoi giorni nello studio fisioterapico). E dunque, a parte il fatto che voglio fare una personalissima standing ovation a certi commenti che si trovano in giro per la Rete, osservando questa signora io ho rivalutato tutte quelle cose che dicevo prima sul mestiere che faccio, sull’idraulica e l’elettricismo: e sono arrivato alla conclusione, che io [quelli come me], in effetti, qualcosa di utile e divertente, la faccio, la facciamo. Vendiamo cazzate alla gente. […]

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