Secondo me a kareem abdul jabbar ci piaceva la zuppa inglese
by ParoliberoIo, se c’è una cosa in cui sono conservatore, o meglio, più conservatore che in altre cose, son le cose buone di una volta. Per esempio, non so darmi pace di un problema che affligge questi nostri tempi calamitosi, e questo problema è la progressiva, inesorabile scomparsa dalle nostre tavole, della zuppa inglese. Ora, è chiaro che ci son problemi più grandi, in questi tempi calamitosi, per esempio il fatto che a roma non si trovi più un supplì decente [lo scontro di civiltà, sapete, si vede soprattutto dalle piccole cose], ma per tornare alla zuppa inglese, nulla come la zuppa inglese mi ricorda certe tavolate di quando ero bambino, e quegli anni ottanta che erano belli perché erano semplici, o forse son io che li ricordo così, perché son fuggiti via in fretta portandosi dietro i sogni di un bambino troppo sensibile. In queste tavolate, dicevo, non aveva importanza se si stava al mare o in montagna, a casa o in trattoria, si stava insieme e c’era un’idea di famiglia, si stava insieme anche se i piccoli avevano il tavolino a parte, e c’erano le signore con le giacche dalle spalline imbottite e delle orribili permanenti, e il sugo delle lasagne finiva sulle cravatte a disegni cachemire dei signori presenti, e puntuale sbucava fuori la nonna a tamponar la macchia col borotalco [un mio ex collega, un genio, diceva sempre che per lui l’immagine-simbolo degli anni 80, era “nonna che dorme sui cappotti ammonticchiati sul letto”, mentre gli altri fanno tardi a giocare a zecchinetta]. Ma per tornare a noi, erano tempi in cui non aveva troppa importanza che un impiegato guadagnasse 436mila lire nette, perché dentro quelle 436mila lire nette ci si faceva stare quasi tutto, dalla settimana bianca al subbuteo alle adidas come quelle di kareem abdul jabbar. E come chiosa ideale di quei tempi che a me sembravan felici, e forse lo erano davvero, a suggello di questo sapore di serenità e modesto benessere di un ceto medio che non esiste più, alla fine di queste tavolate faceva la sua comparsa, strappando un ooooh agli astanti tutti, la zuppa inglese, il dolce più anni 80 che sia mai esistito. La zia di Forlì che spesso si cimentava in quel trionfo di crema, pan di spagna e alkermes [sono un cazzo di purista, la zuppa inglese si fa con l’alkermes, santiddio], oggi quella zia forlivese quando la chiamo al telefono, non mi riconosce neanche più. Chissà come dev’essere non avere più ricordi, forse tremendo o forse meglio così, allo stesso tempo. Vorrei non morire d’alzheimer e trovare, se possibile, una zuppa inglese in Purgatorio.
February 15th, 2008 at 4:06 pm
[…] sconosciuto: […]
February 15th, 2008 at 4:38 pm
La zuppa inglese era il dolce del nostro Ferragosto, sempre, ogni anno che si stava tutti insieme al paesello dei nonni materni. Nonna Lalla, da quando mio padre era entrato a far parte della famiglia, la faceva senza alkermes, ma con lo Strega, perchè a lui non ci piace proprio l’alkermes. Io avevo una versione analcolica tutta per me, ovviamente. Ma la cosa che attendevo con ansia, il giorno precedente, quello dedicato alla preparazione, era - in ginocchio su di una sedia - leccare con le dita la pentola in cui nonna aveva preparato la crema. Questo è il mio ricordo della zuppa inglese e di quei meravigliosi Ferragosto anni ‘80.
February 15th, 2008 at 9:53 pm
a casa mia la zuppa inglese non c’è mai stata. ma c’è una cosa inquietante, Gi’, la zia forlivese ce l’ho pure io! In privato, presto!!
February 16th, 2008 at 9:03 am
Amico mio: fai passare questo momento e ti prometto che ci facciamo un supplì-tour con i controcazzi… Parola di lupetto! =D
February 16th, 2008 at 9:46 am
Bozzetto veramente ben riuscito, restituisce il sapore dei luoghi e delle cose anche a chi, come me, non l’ha mai vissuto (anch’io ero ragazzino negli anni Ottanta, ma in contesto completamente diverso). Mio nonno rimproverava aspramente noi nipoti anche soltanto se non stavamo con la schiena dritta, e perfettamente composti, a tavola: se mia nonna fosse crollata sopra i cappotti, gli sarebbe venuto un colpo apoplettico.
February 16th, 2008 at 12:39 pm
Anch’io avevo la zia che preparava la zuppa inglese, ora ha messo l’arte dolciaria da parte e si dedica alle quiche lorraine..però, almeno, mi riconosce;-)
February 16th, 2008 at 1:24 pm
@ cayenna: lo Strega, santiddio. Correte a confessarvi =)
@ marigold: la zia forlivese è un must have ^__^
@ invernomuto: dicono che i supplì facciano miracoli per le fratture :)
@ davide: anche da me c’era la fissa dello stai composto, e infatti io già rompo le balle a mia figlia [resto curioso dei tuoi, anni ‘80]
@ giraffa.c: su ordinazione, sarebbe mica disposta a tornare al passato? :-*
February 16th, 2008 at 3:01 pm
Fai bene a romper le balle a tue figlia. Ho capito, anni dopo, che dietro le fissazioni di mio nonno c’era tutta una concezione della vita, che oggi condivido. Lui peraltro era un personaggio straordinario, veramente “larger than life”, come dicon gli anglofoni. Anni fa, sul blog, postai questa storia su di lui (che, più propriamente, sarebbe un pezzetto della Grande Storia d’Amore tra mio nonno e mia nonna)
http://licenziamentodelpoeta.splinder.com/post/2721625
Sui miei anni Ottanta, magari ci faccio un post.
February 17th, 2008 at 9:40 am
@ davide: ‘ccidenti a te, m’hai fatto commuovere con la storia dei tuoi nonni…
February 18th, 2008 at 11:12 am
Dio Santo Gigi, hai la capacità nella sintesi di un post di farmi esplodere il cuore in petto per i ricordi che mi scateni…passi per le Adidas (che anche alle ragazze piacevano quei pezzi di scarponi!) ma le zuppe inglesi variegate di rosa fucsia e giallo - colori che già mi facevano allegria - fatte da mia madre e chi se le scorda più…ogni tanto la rifà…ma sentiamo entrambe che è puro anacronismo. Chissà forse con Micol tornerà in auge, non appena gliela faremo assaggiare.
Sob…ma je t’aime…scusa eh Cam…
February 18th, 2008 at 2:08 pm
@ gra: je t’aime moi aussi, chérie :-*