Parolibero

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19
Feb
2008

Questo post lo scrivete voi [ché io non ci ho l’ispirazione]

by Parolibero

Tema: la gita scolastica come rito di passaggio. Svolgimento nei commenti, please. Luoghi, ricordi, canzoni, pomiciate, tutto. Pronti, via.

3 Responses to “Questo post lo scrivete voi [ché io non ci ho l’ispirazione]”

  1. davide l. malesi Says:

    Uh, l’amarcord! Sintetizzando assai: terza media, gita a Venezia. Fotogrammi: le chiazze di umidità del palazzone antico, assai bisognoso di ristrutturazioni, ove alloggiavamo. Guardare dalla finestra la pioggia che piove sui canali tutti bagnati. I piccioni di piazza San Marco che ci guardano con sufficienza. Io che avendo fatto una scommessa, scappo dalla comitiva scolastica per entrare in un bar e ordinare un Bellini (e me lo danno pure!). Canzoni: tanto Guccini, e poi “Generale” di De Gregori, “Lugano addio” di Ivan Graziani (per la prima volta vedo in azione la chitarra come strumento tattico di rimorchio, ad opera di Gianni A.). Le tre fighette della classe che azzardano a cantare Venditti e noialtri che le zittiamo a suon di fischi. Monica T. che mi fa un pompino (il primo della mia vita) nel sottoscala del palazzone vecchio che dicevo. Io che scappo dalla comitiva un’altra volta, per vedere i posti de “Le pietre di Venezia” di John Ruskin e mi porto appresso anche Monica T. Al ritorno il padre per poco non mi ammazzava. A salvarmi fu il prof di Lettere e Storia, che mi prestava libri, mi offriva il cappuccino al bar, ed era un grande fan dei miei temi.

  2. InvernoMuto Says:

    Periodo: Marzo ‘92
    Tour: Ravenna - Bologna - Ferrara
    Alloggio: Riva degli Estensi

    Mi ricordo la passeggiata sulla spiaggia, una cabina telefonica sul lungomare, un bacio a bruciapelo, un mini falò sul balcone di una delle camere per fare un caffè post-sbronza di Barbara… bel periodo…

  3. Gra Says:

    2° Liceo Classico. Aprile di un anno lontano. Gita scolastica nientemeno che a Parigi. Da allora,a parità con Napoli, è la mia città del cuore.
    Ricordo la sensazione di trovarmi in una città che mi raccontava qualcosa che avevo già sentito narrare. La stessa sensazione l’ho provata solo un’altra volta, ma a Chianciano; molto meno poetica ma quando mi assale questa sensazione di familiarità, di essere in un posto in cui ho vissuto per tanto tempo, è pazzesco.
    Io e le mie amiche giravamo per Parigi come prese da un incantesimo, tutte affascinate e, come tabulae rase, predisposte ad imprimere sensazioni nuove e cose imparate lì sul momento.
    Purtroppo pomiciate nisba. Io pomiciavo solo d’estate a Ischia.
    Perchè i ragazzini napoletani sò intraprendenti e oltre a insegnarmi a tuffare dagli scogli, ce piaceva assaje baciare…e io non ero abbastanza carina vestita in città, mentre al mare, in costume, forse facevo la mia porca figura e quindi c’avevo parecchi ammiratori.
    Ma a Roma no. L’inverno a scuola senza filarini o il ragazzo ufficiale mi trascorreva lento a studiare parecchio e a fare castelli in aria sul solito tipo figo che non mi si filava di pezza.
    Cavolo che bei tempi.

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