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Archive for March, 2008

27
Mar
2008

matta roma

by Parolibero

ieri, uscivo da biagio e carlo, che sono i miei barbieri, un giorno farò un post su biagio e carlo, ché son dei personaggi, e stanno alla garbatella, e ci vado ormai da ventanni, ma l’indirizzo non ve lo dò perché son già pieni così e poi a me mi tocca fare la fila. dunque, uscivo da biagio e carlo e m’è caduto l’occhio sulla pensilina di una fermata del bus, e su questa pensilina c’era una pubblicità di non so cosa che recitava: quando passa il prossimo? e sotto, l’anonima mano di un buontempone, mi sembra si dica così, aveva vergato con un pennarello nero le parole: lo sa solo dio! e a me questa cosa ha fatto sorridere, mi ha fatto pensare che chi vive in questa città dove vivo io, lo sa davvero solo dio perché dovrebbe essere ancora contento di viverci, eppure ci vive ed è contento di viverci. dopodiché ho acceso una sigaretta, non avevo fretta, piovigginava appena, mi son riparato verso il marciapiede, e lì uno di mezzetà pieno di cicatrici in faccia mi ha chiesto da accendere, e dopo che gli avevo dato da accendere, doveva esser mezzo matto e mezzo sano, questo qui, mi dice fissandomi: mai smettere di essere sé stessi, nella vita! alché, io gli ho detto, ok, ciao. E allora ho capito che una delle ragioni per cui uno che vive nella mia città dovrebbe essere ancora contento di viverci, è la gente che s’incontra nei posti tipo la garbatella, quelli come biagio e carlo, quelli che scrivon delle scritte spiritose, quelli mezzi matti e mezzi sani, quelli. 

21
Mar
2008

peppino

by Parolibero

nonno peppino, è il bisnonno di vittoria, da parte di mamma, e sta male, molto male, diciamo pure che sta morendo è morto, e insomma, io questa cosa l’ho voluta dire a vittoria, che è piccola, ma non così piccola da non capire, e allora le ho detto, stamane mentre la vestivo, sai vittoria, nonno peppino sta male e ha molti anni, tanti anni, novantatré anni, - io ho due anno e mezzo, ha detto lei -, e quando stiamo male e abbiamo tanti anni, possiamo anche morire, così le ho detto, son stato bravo direi, non le ho detto quelle cose tipo voliamo in cielo e diventiamo angeli, le ho detto proprio che si muore, a un certo punto, quando abbiamo tanti anni e stiamo male, e anche se non abbiamo tanti anni e non stiamo male, a volte, si muore, questa seconda parte magari gliela spiego un’altra volta, ché troppe cose tutte insieme, eh; e le ho detto che si muore, usando una voce serena, quasi sorridente, ché il tono della voce conta molto, quando si parla ai bambini, e lei che è piccola ma non così piccola da non capire, ha capito benissimo, e a me m’è sembrato che quasi mi ringraziasse con gli occhi per averle detto una cosa importante anche se dolorosa, e certo, un lampo di tristezza le è passato negli occhi, poi però s’è ripresa con quella forza straordinaria che hanno i bambini di non dar peso alle cose, e ha detto, gli mando un bacino, a nonno peppino; poi siamo stati una ventina di secondi in silenzio, mentre io pensavo che quando muore anche l’ultimo nonno, o bisnonno, se ne va per sempre anche un pezzo di noi, e in quei venti secondi le infilavo la maglietta, e alla fine, sbucata fuori di nuovo con la testa, vittoria m’ha detto: papà, io non muoro.

13
Mar
2008

epitaffio del vitello tonnato

by Parolibero

Dopo i supplì che non sono più supplì, dopo la zuppa inglese che doesn’t work anymore, oggi ci occupiamo di un altro piatto che scompare dalle nostre tavole: il vitello tonnato. Ora, anche il vitello tonnato, è, diciamolo pure, un tipico sapore degli anni ottanta, quando ci si sentiva tutti più ricchi, e questa non è una mia fissazione eh, eravamo davvero tutti più ricchi, c’era la scala mobile che teneva su i salari, e insomma negli anni ottanta essere italiani era davvero fico, e una delle cose fiche, oltre a vincere dei superbi mondiali e avere Giancarlo Antognoni come idolo personale e girare per il quartiere con la bmx, una delle cose fiche era appunto mangiare il vitello tonnato tutti insieme, sicuramente anche Giancarlo Antognoni ne mangiava con la sua famiglia, e il vitello tonnato lo potevano mangiare sia i grandi che i piccoli, anche se i piccoli avevano il tavolo a parte, e spesso ci toccava di mangiare gomito a gomito con la cugina antipatica, o lo sconosciuto figlio del collega, o quello stronzetto del piano di sotto che ti rubava le figu. E infatti, che fossero gli anni delle opportunità, lo dimostra proprio il fatto che un antipasto della provincia di Cuneo, il vitello tonnato appunto, venisse esportato in tutta Italia e facesse scuola ed entrasse nelle case delle persone perbene. Solo che poi il vitello tonnato è scomparso, vai a capire perché, son quei misteri del costume gastronomico che mi lasciano senza parole, e pensare che non è neanche difficile a farsi, basta solo essere stati da non più di sei mesi a Pantelleria o a Salina, per metterci il cappero giusto. E a Carloforte, per metterci il tonno buono, quel poco che rimane dopo che son passati i giapponesi maledetti. E comunque, anche coi capperi e col tonno giusti, il vitello tonnato, ora, è sparito, e io non so più come fare, a ricordarmi di quegli anni in cui eravamo più ricchi, e più felici. E un antipasto della provincia di Cuneo eccetera.

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