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Archive for April, 2008

28
Apr
2008

maggior di roma

by Parolibero

Di questi tempi roma è misteriosa e romantica e ti incanti a guardarla, le ragazze accorciano le magliette, e ti incanti a guardare pure alcune di loro, poi, vai a lavorare la mattina presto prestissimo, e arriva il momento magico, quando passi sul lungotevere, a sinistra c’è castel santangelo, sgraziato e maestoso, quello è il momento magico, allora pensi che davvero non vedrai cosa al mondo maggior di roma, mi sembra lo dicesse pure orazio, e poi l’avesse messo in musica puccini, insomma non la vedrai, no. E insieme a tutto questo struggimento per la tua città, un mal di roma che in primavera s’inasprisce fino a rendere insopportabile la routine quotidiana, e difficoltoso il dovere di vivere; ti tocca provare la nostalgia di vedere torme di pischelli che bivaccano allo zozzone di corso francia, son tornati ora dalle discoteche, e ridono e scherzano e son mezzi brilli, e si baciano come ci si bacia a diciottanni, e allora in tutto questo struggimento pensi a quando anche noi, dieci anni fa, s’andava a ballare, poi a mangiare il cornetto a testaccio; e quella su cui avevi messo gli occhi era una ragazza coi capelli sciolti, e tanto bisogno di un mollettone.

21
Apr
2008

Sai perché

by Parolibero

Oggi, è un lunedì di domande esistenziali che vorrei sottoporvi, la più terribile di tutte, è questa: perché gli accappatoi degli alberghi non hanno il cappuccio?

16
Apr
2008

l’italia sul due

by Parolibero

Oggi, uscivo dal bar aziendale con un collega, ci siamo ritrovati nel bel mezzo dell’italia sul due, sapete quelle ricostruzioni trash che fanno di vicende vere, quelle robe inquietanti al cospetto delle quali la de filippi appare come un gigante dell’etere; beh, giravano una scena con due adolescenti che si baciavano al tavolino, poi arrivava un terzo, scattava la scenata di gelosia, lo schiaffo e il pugno, una roba raccapricciante in termini di recitazione e qualità artistica e tecnica, e poi che cazzo, io son uno che pensa che a quell’età, sedici anni, alle quattro del pomeriggio si dovrebbe stare a casa a studiare, sarà che sono vecchio stampo; insomma dopo il caffè ci siamo ritrovati in questa scena, non potevamo raggiungere le scale per tornare in stanza, siamo stati lì a guardare, mentre l’assistente di regia ci faceva segno di star zitti, e il regista, sulla scena del bacio, ha urlato, ve la faccio rifare finché non vedo la lingua, ha detto proprio così, per la gioia del ragazzino che doveva far la scena, e insomma per un po’ io e il mio collega abbiamo vissuto in questa dimensione parallela dell’italia sul due, e ci è sembrata parecchio brutta, come italia, come gioventù, come televisione, come tutto.

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