tette
by ParoliberoCerte volte mi chiedo da dove vengan le parole, chi le inventa per la prima volta, e chi poi, le scrive; come diventano famose, e grazie a chi; e come poi le parole si trasformino col tempo e magari muoiano, e a volte pure rinascano; e dunque stavo sfogliando un bel libro edito da ibis, la riedizione del voyage en egypte di flaubert corredata dalla riproduzione delle litografie di david roberts, pittore inglese, quando ho trovato questo passo:
[Maxime mercanteggia con una donna una collana di corallo, una collana di gran vermigli. Allattava un bambino; si è nascosta per togliere la sua collana, per pudore, ma mostrava comunque le sue “tette”, come dice il vecchio Ruppel]
Trovare quel tette, tra virgolette, devo dire che mi ha emozionato. Tutti noi diciamo tette. Mia figlia perfino, dice tette. E’ nell’uso comune, il De Mauro lo riporta come familiare, ma ormai attraversa tutti i registri, è una parola di successo: l’alternativa corretta sarebbe mammelle, ma la userebbe solo elio delle storie tese. E insomma, a me sapere che -forse- questo termine di uso frequente l’ha inventato Flaubert, o quantomeno l’ha reso famoso, anzi, che il merito sia in realtà del suo amico Ruppel, è una cosa che mi piace parecchio assai.
Che poi, Ruppel, da chi l’avrà sentito?
[qui l’etimologia delle tette]
May 25th, 2008 at 8:48 am
Mi capita molto spesso di pensare all’origine di certe parole.
Sai da dove proviene “bordello”? (non ti emozionare per le virgolette!)
Un abbraccio
May 26th, 2008 at 9:40 am
@ miciastra: no, da dove? :-*
May 26th, 2008 at 3:40 pm
La prima casa chiusa nacque a Parigi, in un palazzetto situato sul bordo della Senna. I frequentatori di questa casa, usavano indicare tale posto con una frase convenzionale “au bord de l’eau”, letteralmente sul bordo dell’acqua. Se pronunciato, il suono è “obordelò”. Col tempo, questo suono ha subito delle variazioni, tanto da arrivare a bordello.
Piaciuta?
May 26th, 2008 at 4:33 pm
Bello l’aneddoto etimologico di Miciastra :-)
Io arrivo solo alla “scorreggia” che dovrebbe per l’appunto derivare dalla famosa “correggia”, l’elemento di raccolta (delle specie di borse…) che sottostava all’ano dei cavalli che percorrevano le vie cittadine, così da evitare che gli stessi equini spargessero ovunque le loro feci…
[Ste]
May 26th, 2008 at 8:35 pm
@ miciastra: au bordeló, fantastico :-)
@ ste: così, correggia, nel Pianigiani: […nel senso di suono di quel vento che mandasi dalle parti di sotto, ha comune il radicale col greco kor-kor-y-gé, gorgoglio di ventre, e probabilmente è parola formata per onomatopea. Lo Zambaldi però lo crede così detto per somiglianza collo schiocco dello staffile. In questo senso dicesi anche scorreggia]…fico eh? =)
May 27th, 2008 at 12:06 am
Preferivo quando si parlava di tette…
[aNDy cAPp]
May 28th, 2008 at 3:31 pm
…zizze o con l’addolcimento delle affricate ’sise’ è invece il termine che dalle parti partenopee ho più di frequente sentito e che quindi anche io uso…e ti lascio in segno di amicizia, da parte di una donna, tua amica, che con le tette c’ha sempre litigato, questo detto che m’ha sempre fatto simpatia:
‘A meglia vita è cchella d'’e vaccare pecché, tutta ‘a jurnata, manejano zizze e denare
(La miglior vita è quella dei prorpietari delle mucche che passano tutta la giornata a toccare sise e a maneggiare soldi -per la vendita del latte!
Baciotti a tutti voi e allegria
Gra
May 28th, 2008 at 6:40 pm
@ andy capp: ricordati che tu non fai questi discorsi. tu sei comunista e ci insegni la morale :-)
@ gra: bello il proverbio, pure se non lo traducevi, si capiva ;-*
May 29th, 2008 at 6:41 am
L’etimologia mi intriga da fare paura… c’è dentro più della cultura, c’è dentro finanche il tessuto popolare più radicato, l’uso di un momento (vedi “bistrot”), un’immagine storica (vedi “cravatta”)… c’è dentro l’impero bizantino, il contadino che aveva un campo proprio dove ora c’è un supermercato… il fascino… questo è fascino. Non credi?
May 29th, 2008 at 8:55 am
Nell’etimologia c’è l’evoluzione del linguaggio, cioè un percorso storico che ci dice chi sono le persone che usano quel linguaggio. E’ un percorso importantissimo, vitale, perché ci rende consapevoli delle parole che usiamo, capaci di servirci in modo appropriato delle forme del discorso. Dopodiché, non bisogna lasciarsi troppo affascinare dali arcaismi, dal “bel tempo che fu”, dalle immagini suggestive. Tra il campo del contadino e il supermercato, è senza dubbio più utile il supermercato.
May 29th, 2008 at 10:18 am
E’ decisamente fascino…
May 29th, 2008 at 10:30 am
@ digito: credo, eccome =)
@ davide: uhm, come sei pragmatico. Io amo gli arcaismi e chi li usa con naturalezza; perfino chi li usa per snobismo, mi fa sorridere :-)
@ miciastra: fascino, nel senso di malìa, senti il significato figurativo (sto in fissa) [malìa, che si credeva fatta per malefico influsso dello sguardo e di magiche parole, segnatamente contro i bambini e gli allievi del gregge, per la quale riducendosi essi ad estrema emaciazione, perivano] :-)))
May 29th, 2008 at 10:54 am
Fantastico!!!
June 10th, 2008 at 2:51 pm
Acc…mi hai scippato l’argomento del prossimo perché si dice. Dovrò trovarne un altro (sospiro) ;-**
June 10th, 2008 at 2:52 pm
…ma dove sei? Tutto ok? :-**
June 10th, 2008 at 5:55 pm
@ mitì: al galòp! :-**