dovrei scrivere che
by ParoliberoDovrei scrivere così tante cose che mi riesce difficile concentrarle in un post. Dovrei scrivere che l’azienda in cui lavoro mi fa compassione e ribrezzo. Ma tengo famiglia. Dovrei scrivere che il sindacato è una fogna, per le persone oneste come me. Servi, siete tutti servi. Dovrei scrivere che in Italia andranno avanti sempre gli uomini-ombra, come li chiama Patrizio. Io li chiamo sorci, direttamente. E allora viva gli uomini ombra. Viva i sorci. Viva la merda che ci propinano in tv da giugno a settembre, e anche dopo. L’altra sera con Cayenna capitiamo su una cagata, nemmeno ricordo cosa fosse, lei voleva cambiare canale e invece le ho detto no, lascia questa merda, ce la meritiamo, noi siamo questa merda, le ho detto con un ghigno sadico. Noi siamo Briatore e Gregoraci. Dovrei scrivere che non è possibile in questo paese fare del giornalismo libero, o imparare a farlo. Dovrei scrivere che la politica mi disgusta, tutta. Dovrei scrivere che gli italiani mi fanno schifo, non so perché, tutti pure loro. La gente è brutta, ignorante, mediocre. Nessuno sta ad ascoltare. Nessuno fa niente per niente. Non è vero che esiste la brava gente, basta con questo luogo comune del cazzo. La gara è sempre a chi frega meglio il prossimo. Ieri sera rimandavano pane amore e gelosia, ho pensato che non siamo cambiati da allora, siamo ancora quell’Italietta povera e arretrata che si consola con un piatto di spaghetti, due tette, una divisa e la tarantella. Bello, bellissimo quel film, quanto ci godo a vedere che stiamo come negli anni 50, nonostante i telefonini e la Rete. Quanto ci godo a vedere che siamo sempre i soliti cialtroni, mai il cuore oltre l’ostacolo, mai nessun coraggio, sempre attendisti, pure a giocare a pallone santiddio. Quanto ci godo se all’estero mi dicono italiani mafiosi, una volta m’incazzavo ora non più.
Dovrei scrivere che mia figlia è l’unico mio sorriso, di questi tempi. Dovrei scrivere che la prossima settimana sono in ferie.
E fanculo tutto.
June 20th, 2008 at 9:28 am
C’è un bellissimo passaggio dell’autobiografia di Ottaviano, libro che purtroppo è andato perso, ma ne riportano diversi passaggi Appiano e Velleio. Ed è una scena magnifica, di una malinconia dolce e terribile, ma anche di sconfinata amarezza, che sembra presa di peso dalle “Memorie di Adriano” della Yourcenar. Siamo nel 26-25 a.C., e Ottaviano è sotto la sua tenda, durante le terribili guerre in Spagna. Si è ammalato e crede di essere prossimo alla morte, cosicché medita sugli eventi della sua esistenza straordinaria: ma, tra gli altri, uno suscita il suo rimpianto. Racconta di quando avrebbe voluto realizzare, anni prima, una grande riforma agraria che togliesse terra ai latifondisti per darla gratis a cittadini romani; ma che, degli inurbati che s’erano ammassati nella capitale, “una piccola minoranza accettò soltanto, preferendo vivere del commercio delle schede elettorali, e delle distribuzioni gratuite di viveri” che lo Stato faceva a Roma. E dice che i Romani, questa gente che aveva conquistato grandi nazioni e sottomesso popoli valenti, erano diventati questo: nullatenenti di professione (tant’è che ormai i legionari migliori, quelli che garantivano la sicurezza del mondo romano, venivano reclutati in Illiria, Tracia, Gallia, e facevano il servizio militare per avere la cittadinanza). “Ma”, scrive Ottaviano, “una volta avutala, basterà dar loro un poco di tempo, non più di due generazioni, e si muteranno anch’essi in servi, non della fatica quotidiana o di un oppressore maligno ma del potere, che imploreranno a gran voce agitandosi, strappandosi i capelli e graffiandosi il volto, e rinnegando le usanze sacre e i numi tutelari, pur di vivere di elemosina, convinti di campar grassi alle spalle di qualcun altro - mentre invece campano alle spalle di loro stessi, privandosi per propria mano del diritto che spetta ai cittadini, e della dignità di uomini”.
June 20th, 2008 at 9:29 am
ops, dove ho citato “una piccola minoranza accettò soltanto, preferendo vivere del commercio delle schede elettorali, e delle distribuzioni gratuite di viveri”, la frase corretta era: “una piccola minoranza accettò soltanto, gli altri preferendo vivere del commercio delle schede elettorali, e delle distribuzioni gratuite di viveri”. My fault.
June 20th, 2008 at 11:09 am
E’ necessario che lo dica?
No, non lo dico. Concordo al 1001% e, come sai, sono stato mosso dalla tua stessa *necessità*. Tra l’altro io che collaboro (per fortuna ho anche un altro lavoro) con la tua stessa azienda (anche se in un “reparto” leggermente diverso) posso confermare che fa compassione e ribrezzo. E siccome io non tengo famiglia sto pure pensando di sputtanarli tutti come si deve. Perché è una vergogna assoluta notare come i più grandi INCAPACI siano tutti posizionati nei ruoli più cruciali di un sistema produttivo (sia questo artigianale o intellettuale). Ma abbiamo deciso di tenerci la nostra ragione e fottercene, no? E allora così sia.
P.S.
E te pare che non arrivava il Malesi pure qui con un aneddoto pazzesco! :-)
[Ste]
June 20th, 2008 at 10:44 pm
Hai scritto anche per me oggi.
Buona vacanza amico mio…
Ci sentiamo per telefono…
June 20th, 2008 at 11:09 pm
In questi giorni ho pensato che forse ero io a non accontentarmi mai. Poi sarà stato il caldo - per citare Ste - a farmi ragionare. Allora ho capito che il mio non accontentarmi in realtà è un non adeguarmi. E ne vado fiero.
Ti incollo qui il commento che ha ispirato il primo post di Ste a cui è seguito il tuo “telepatico”. E grazie per la citazione.
Sai cosa penso?
Che non me ne frega un cazzo di questo paese.
perché questo paese è una merda.
E’ una merda chi ci vive, sempre attento al tornaconto,
ignorante, arido, individualista, ipocrita.
E quindi si merita di vivere in questa merda.
E spero che le cose vadano sempre peggio.
Ci godo quasi a vedere la gente che non ce la fa più,
perché se lo merita.
E penso invece che io, noi, no. Noi non ce lo meritiamo.
Perché non tifiamo l’Italia, vomitiamo su Briatore,
disprezziamo l’ignoranza.
E abbiamo scelto di dirlo, scriverlo e raccontarlo.
E perché proprio per questo non scendiamo a compromessi.
Ne parlavo giorni fa con un amico.
Precario a vita, ma servo mai.
Un abbraccio e restiamo così.
aNDy cAPp
June 23rd, 2008 at 1:13 pm
100 %. Difficile aggiungere qualche cosa. Siamo un popolo mediocre che ha sempre navigato nella mediocrità più assoluta. Ed è pure contenta di farlo. Ma che importa siamo Campioni del Mondo: è questo che conta, no?
June 27th, 2008 at 10:58 am
E allora, amici miei carissimi, visto che qui mi sento a casa vi dico che mai post incarnò così bene lo stato d’animo di tutta una serie di persone con le quali vivo e condivido la mia vita…e voi che mi conoscete per essere una donna sempre piuttosto positiva non ho più parole per confortare, incoraggiare, caricare, divertire; mi girano le palle vorticosamente ma, per educazione cattolica castrante, mi dico che è giusto sopportare anzi portare la mia croce quotidiana. Che cojona, eh? Poi arriva il momento che uno sclera e lì non ci sono più Santi…a trattenerci…
Meno male che ci sono le principesse…alle quali però, pur non volendo, trasmettiamo tanti messaggi che è tutto assolutamente sbagliato e paradossale…
July 1st, 2008 at 9:51 am
@ davide: si muteranno anch’essi in servi è una verità quantomai attuale.
@ ste: ma il guaio è che tu, io, non possiamo sputtanare proprio niente.
@ im: a sòla!
@ andy capp: e va bene, restiamo così: ma con le pezze al culo (cit.)
@ nico: e certo, il dio pallone e la pagnotta.
@ gra: sbaglieremmo anche se alle principesse dicessimo che il mondo è perfetto e pieno di principi azzurri, no?