Parolibero

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05
Aug
2008

il genio

by Parolibero

Salgo sul priverno fossanova - roma con l’ipod nelle orecchie, la Rettore strilla il kobra non e’ una biscia / ma un vapore che striscia, guardo schifato una bottiglietta d’acqua e una di cocacola lasciate sul sedile di fronte, mi viene in mente la preziosa erede eco-compatibile che dice non si buttano le carte per terra, sporcaccioni. Sorrido. Accanto a me un signore sui sessanta, con una borsetta da ministeriale sulle gambe, è assorto nella lettura di un microlibro.

Si muore di caldo, l’aria condizionata non funziona. Mi immergo anch’io nelle pagine di un libro rubato a Massimo, I confratelli di Grisham, mi piace ogni tanto leggere Grisham o Stephen King, penso che la letteratura americana contemporanea abbia una marcia in più anche quando è facile, e quando la letteratura è facile e fa passare il tempo e fa star bene, ha assolto alla sua funzione direbbe Seia, e io son piuttosto d’accordo. E tuttavia anche quando facile non è, per esempio in Meridiano di sangue di Mccarthy che ho appena terminato, e pure Il buio fuori, e La strada di cui abbiamo già parlato, la letteratura americana contemporanea mi sembra che abbia una marcia in più.

E dunque mi immergo nella lettura ma, suocera che non sono altro, non riesco a trattenermi dallo sbirciare il microlibro del vicino. Sta leggendo un minielenco telefonico, non vedo bene. Sbircio meglio, è un vocabolario tascabile. Sono seduto vicino a un genio. Un signore con i capelli grassi, enormi occhiali da vista anni 80, sta accanto a me e legge il vocabolario, parola per parola, pagina dopo pagina. Sì, sono seduto vicino a un genio. E’ talmente miope che ci ficca dentro la faccia, affamato di nuove parole da imparare.

Semplicemente, non avevo mai pensato che il vocabolario si potesse leggere come un libro. Non ho mai pensato al vocabolario come a un libro. Sarà che son cresciuto con l’incubo di mio padre che mi ripete vai a trovare questa parola sul vocabolario, e quindi, per me si tratta solo di uno strumento di consultazione. Che poi, da piccoli si consultava soprattutto il significato delle parolacce [lo avete fatto tutti, non mentite].

Quando il treno entra in stazione, dall’ipod Massimo Ranieri urla Se bruciasse la città / da te io correrei. Il genio è arrivato alla parola declino. Fa un cenno di saluto, scende. Penso che ogni persona, è un mistero.           

2 Responses to “il genio”

  1. davide l. malesi Says:

    Ma insomma, la letteratura è bella quando è bella. Io sono reduce dalla lettura dell’ottimo “Vendetta al palazzo di giada” di Dale Furutani (storia di samurai scritta da un nippo-americano) e dalla rilettura del bellissimo “Soldati di Salamina” di Javier Cercas, libro di uno spagnolo che ha girovagato parecchio per il mondo. Poi è vero che gli americani emergono forse più facilmente, perché negli USA l’industria del libro è una cosa grossa, però il talento è come un superpotere: emerge dove gli pare, si dà a chi vuole, in America Europa Giappone o chissà dove.

    (Sul fatto che ogni persona è un mistero, sante parole)

    (E, sul fatto che un vocabolario si può leggere come un libro, ce l’avevo anche io questa passione, da ragazzino, in specie per il Dizionario Etimologico Italiano, il Barbera, quello con in quattro volumi con la copertina rossa e il suo bell’espositore: ah, che tempi, che felicità, che scoperte…)

  2. Mitì Says:

    Certo che si può leggere un vocabolario come fosse un libro. E si imparano cose stupende. Anche se a volte può capitare di sentirsi osservati un po’ come quel tipo che iniziò
    a imparare la Treccani a memoria
    e dopo Maiale, Majacowsky, Malfatto
    continuarono gli altri
    sino a leggermi Matto.
    ;-*

    PS Bacio alle 2 fanciulle Massi.

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