amnesie
by ParoliberoQualcuno di voi mi può gentilmente spiegare perché ricordiamo l’Idroscalo di Ostia per la morte di Pier Paolo Pasolini, e non per la traversata di Italo Balbo? Grazie.
Qualcuno di voi mi può gentilmente spiegare perché ricordiamo l’Idroscalo di Ostia per la morte di Pier Paolo Pasolini, e non per la traversata di Italo Balbo? Grazie.
August 21st, 2008 at 10:23 am
Beh, perché la traversata di Italo Balbo è un fatto tutto sommato trascurabile, nella memoria collettiva della nazione. Si è trattato di una grande impresa sportiva, ma di grandi imprese sportive gli italiani ne hanno compiute tantissime (non starò a elencarle). Tra l’altro, anche all’epoca dell’impresa stessa, questa non suggestionò più di tanto gli italiani (paradossalmente, ne andarono più fieri gli italoamericani). Furono stampate cartoline commemorative e francobolli, ma non si trattò di un episodio che mandò in visibilio le folle. Molto più interesse destarono, in quegli anni, altri fatti sportivi come il 5-0 inflitto dalla Roma alla Juventus nel campionato del 1930-31, di cui si parlò per mesi; o gli europei di calcio (dove sempre la Roma arrivò in semifinale).
La morte di Pasolini è stata, invece, un fatto sconvolgente sul fronte mediatico: c’è il fatto di sangue, che incuriosisce sempre; ci sono le circostanze apparentemente morbose del delitto, che solleticano la pruderie borghese; c’è il fatto che si trattava di un intellettuale molto discusso, uno che era noto anche al difuori dei soliti circoli, che appariva in televisione ed era noto come personaggio “scomodo”; insomma, fu un fatto epocale (anche se l’interesse, da parte delle generazioni più giovani, si è molto ridimensionato: restando comunque largamente superiore a quello suscitato dalla trasvolata atlantica di Balbo, che è prossimo a zero).
August 21st, 2008 at 1:43 pm
@ davide: ma che te stai a inventa’? :). Sai che a Chicago e Rio, Balbo e le sue imprese vengono commemorate ogni anno? Poi, non di sola impresa sportiva si trattò, ma epocale e storica (il 5 a 0 della Roma, ma dài!). La popolarità di Balbo schizzò alle stelle, tanto quasi da offuscare quella del Duce, che si ingelosì. Non è che il fatto non colpì la memoria collettiva della nazione, è che questa nazione, una memoria non ce l’ha e non la sa tramandare (qui il discorso si allargherebbe alla scuol); e dunque, la mia era una domanda retorica. Comunque, leggo che proprio in questi giorni, finalmente, a Ostia, si discute per intitolare il piazzale alla trasvolata, e quindi c’è speranza che perfino gli italiani imparino a non vergognarsi della loro storia.
Su Pasolini: certo, un omicidio che destò scalpore (e che ha ancora contorni poco chiari), ma, sul piano della memoria collettiva, zero assoluto. Gli intellettuali non hanno mai trascinato i popoli, gli eroi sì.
August 21st, 2008 at 2:22 pm
Gigi, non mi sto inventando niente. Sono al corrente della popolarità di Balbo in America (gli hanno intitolato anche una strada, e per anni è stato famosissimo nelle comunità italoamericane di New York e Chicago). Ma in Italia, Balbo era popolare soprattutto tra i fascisti, che - come scrisse Montanelli - erano, anche nell’Italia del ventennio, una minoranza. La maggior parte degli italiani (cito sempre Montanelli) non era fascista né antifascista: era “afascista”, cioè accettava il regime senza troppi entusiasmi, seppur apprezzandone le caratteristiche di ordine ed organizzazione. Quanto a Mussolini, era geloso di Balbo perché Balbo era molto popolare nel partito, ostile all’alleanza con la Germania, alle leggi razziali: e anzi, ben più vicino ad inglesi e americani coi quali aveva molti contatti.
Poi, di che impresa epocale e storica vai parlando? Fu una trasvolata come ve ne furono molte in quegli anni, un grande primato sportivo indubbiamente, che divenne notissimo tra gli aviatori di tutto il mondo. Ma ti assicuro che già allora, agli italiani il calcio interessava molto più dell’aviazione.
In ogni caso, perché un fatto s’iscriva nella memoria collettiva non occorre “trascinare i popoli”. Gli italiani, poi, è impossibile trascinarli da nessuna parte che non sia a mangiare un piatto di pastasciutta: il carattere immutabile dell’italiano è stato perfettamente delineato da Guicciardini, “o Franza o Spagna purché se magna”. E il miglior ritratto, il più realistico, degli italiani negli anni del fascismo è quello che ne fa Moravia ne “Gli indifferenti”.
August 21st, 2008 at 5:38 pm
@ davide: la gelosia di Mussolini nei confronti di Balbo, oltre a reggere su quelle basi che ricordavi tu, fu enormemente acuita dalle trasvolate (il duce era un permaloso e una primadonna, come tutti i dittatori).
Il punto è che questa Italietta repubblicana in cui viviamo si vergogna di Balbo ancora oggi, settant’anni dopo. Si vergogna perché fu fascista. Non perché l’impresa non sia rimasta impressa, o non fosse epocale. All’estero erigono monumenti a qualsiasi mezza calzetta che abbia illustrato, in qualunque campo, la patria.
Noi siamo i soliti Tafazzi. A me non sta bene.
[P.S.Sai perché Moravia ha potuto scrivere quel mirabile romanzo sull’indifferenza e l’ipocrisia borghese? Perché ne era intriso. Non si contano infatti, le sue collaborazioni con la stampa fascista e con il regime, ed è anche ormai assodato che la vulgata antifascista e comunista costruita sulla sua figura, è del tutto esagerata].
August 21st, 2008 at 6:11 pm
Su Moravia, assolutamente d’accordo. Era uno scrittore profondamente borghese, un Flaubert italiano - per così dire -, anche se molto inferiore a Flaubert sul piano stilistico. “Gli indifferenti” e i “Racconti romani”, cioè le cose migliori di Moravia, quelle che meglio hanno passato l’esame del tempo, sono testi molto vicini a Svevo, a Pirandello, al Joyce di “Gente di Dublino”, ovvero al meglio del realismo borghese di quell’epoca.
Però il teorema “Balbo dimenticato perché fascista” mi lascia un po’ perplesso. Aderirono al fascismo in tanti, in quegli anni, e tra questi vi sono personaggi tutt’altro che dimenticati (penso a Luigi Pirandello, a Marcello Piacentini, a Giacomo Balla, a Giuseppe Pagano, a Marinetti…). Ancora oggi si elogia la Casa del Fascio progettata da Giuseppe Terragni a Como come un capolavoro del razionalismo, e la si studia in tutto il mondo. Cioè, la Casa del Fascio, non so se mi spiego. Non le hanno nemmeno cambiato il nome.
August 21st, 2008 at 8:39 pm
@ davide: non le hanno cambiato il nome, perché sarebbe stata davvero troppo sporca ;-) e poi il razionalismo è studiato davvero in tutto il mondo, se ti fai un giro all’eur, non è improbabile beccare studenti americani che disegnano i palazzi sui loro taccuini; insomma, è giustamente uscito dall’alveo di “architettura del fascismo”, perché appartiene alla storia dell’architettura e basta.
I personaggi che citi (a parte Marinetti, sul quale una certa rimozione è ancora in atto, come ha avuto a dire anche recentemente la figlia, Luce), sono sì sostenitori del fascismo, eppure non direttamente compromessi come Balbo (quadrumviro della marcia su roma, tra l’altro).
Ma allora, dico io, che si abbia il coraggio di dirlo chiaramente: Balbo dopo 70 anni deve scontare ancora l’essere stato fascista e non merita di essere ricordato come italiano che ha dato lustro alla nazione. Sarebbe più onesto.
August 22nd, 2008 at 11:15 am
Sai dirmi qualcosa di più sulla “rimozione” di Marinetti? Sinceramente pensavo fosse un personaggio completamente sdoganato. Recentemente Mondadori ha ripubblicato negli Oscar due suoi romanzi importanti, “Mafarka” e “Gli indomabili”. Il primo, in particolare, è un testo fascinoso che sollecitò anche l’immaginazione degli scrittori surrealisti (Louis Aragon in particolare).
August 22nd, 2008 at 11:22 am
ps. A “Gli indomabili”, peraltro, sono particolarmente affezionato: quando ebbe inizio il progetto della rivista “Origine”
http://www.rivistaorigine.it/
nel 2002, io avrei voluto chiamarla “Gli indomabili” - in omaggio a Marinetti -, col sottitolo “Una retroguardia antistorica”. Il progetto grafico del numero 0 fu, anche, parecchio suggestionato dalle riviste del periodo futurista
http://www.rivistaorigine.it/numero0.html
August 23rd, 2008 at 6:09 pm
@ davide: scusa, eri finito nello spam.
Io so che Luce Marinetti, ha portato polemicamente l’archivio del padre negli Stati Uniti (credo a New Haven), perché in Italia, a livello ufficiale, non se l’è filata nessuno: oltreoceano, invece, Marinetti è un vero mito. Un conto è la scoperta (o riscoperta) editoriale, che ne fanno le case editrici, o la critica, che per carità, va benissimo.
Ma, altra cosa sono i riconoscimenti pubblici: mostre, archivi, fondazioni, centri studi, rassegne (e anche monumenti, perché no?), di tutto ciò non c’è quasi nulla, in Italia. Lo trovo scandaloso.
[p.s. voglio vedere i depero di tua zia! ;-)]
August 31st, 2008 at 5:01 pm
…Siete pazzi.
Balbo giocava nella Roma.
[Ste]
September 3rd, 2008 at 2:04 pm
Perché Abel Balbo quando fu acquistato dalla Roma sbarcò a Ostia con una nave proveniente dall’Argentina?
September 3rd, 2008 at 3:50 pm
@ ste: che subumano che sei.
@ nico: no, era un cargo battente bandiera liberiana…