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Archive for the 'atreju 2006' Category

16
Sep
2006

Atreju06-Un poeta al comando per i giovani di destra

by Parolibero
Brillante e immaginifico come sempre, Pietrangelo Buttafuoco ha acceso la miccia del dibattito, oggi ad Atreju. Il tema: Viaggio alla ricerca di un nuovo futurismo. Intellettuali a confronto con la politica. Faccio parlare lui che è senz’altro più bravo:Sulla Rai: “vecchia baldracca che ha partorito il conformismo imbelle di questo paese”, e in cui “la destra di governo ha saputo mettere solo gente come Malgioglio“. Vagli a obiettare qualcosa.

Sul rilancio culturale della destra: “Rivalutiamo esperienze mitiche come quella di Fiume. Rilanciamo figure romantiche come quella del poeta-aviatore nudo alla guida del suo aereo. Così potremmo rilanciare la nostra identità culturale. Raccontiamo i nostri ragazzi degli anni ‘70, raccontiamo l’altra parte invece di innamorarci della ‘Meglio gioventù’: sono queste le fiction da fare!”

Sul partito e su Fini: “Io mi arrogo il diritto di parlare ancora da militante (tanti anni fa lo era, ndr): paradossalmente c’era più modernità nel vecchio Movimento Sociale che in Alleanza Nazionale, chiusa in un automatismo dettato da un cesarismo accettato”.

Se n’è andato tra applausi scroscianti. Ovviamente dentro AN nessuno gli darà retta.

A quel punto son dovuto andar via: qui trovate il resoconto completo del dibattito (ma a lui non è piaciuto).

16
Sep
2006

Atreju 2006 - Compagno Fini, camerata Bertinotti

by Parolibero
Eccoli finalmente, il comunista in cachemire e il fascista in doppiopetto. Sarà pur vero che tutto è cambiato però a me fa ancora un certo effetto vederli insieme, parlare e ragionare, fa un bell’effetto vedere che quando le persone sono ottime, anche la politica lo è, pur nelle sue contrapposizioni più feroci. Non credo di peccare di nostalgia se per un attimo il pensiero corre, io ragazzino, a certe tribune politiche tra Berlinguer e Almirante. Questo è passato che non torna. Ma più passa il tempo e più mi convinco che questi due qui davanti, Bertinotti e Fini, siano gli uomini politici con le migliori cose da dire degli ultimi vent’anni.

La cronaca. I cinquecento giovani stipati come sardine nel tendone di Atreju tributano, com’è naturale, cori da stadio a Fini e un caldo applauso a Bertinotti.

Dopo i ringraziamenti iniziali all’insegna del fairplay reciproco inizia il dibattito: Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera, stuzzica subito Bertinotti sull’attualità: com’è possibile, chiede, che il Governo Prodi trattasse in maniera quasi cospirativa il riassetto della Telecom e l’eventuale vendita di Tim ad investitori stranieri?

Bertinotti è molto abile a tenersi lontano dal merito della questione, con la sua oratoria abile (direi un po’ paracula), parte per la tangente e finisce a parlare di sud e nord del mondo, di conflitti sociali, di vecchio e nuovo capitalismo, dei diritti reali “dei lavoratori e delle lavoratrici” aggrediti dalle dinamiche del mercato. Va tutto bene, ma alla Telecom un accenno fugace e indiretto: “Gradirei che sulle politiche economiche e sui grandi assetti finanziari pubblici si seguisse l’esempio di un grande paese come la Francia”.

Battuta della Meloni che passa la palla a Fini: “Presidente, dopo Guido Rossi a capo della Telecom, dobbiamo aspettarci Tronchetti Provera commissario della Figc?”

Fini che anche se non sembra è un battutaro, coglie - è il caso di dirlo - la palla al balzo: “Beh, se così fosse, non sarebbe una buona notizia per l’Inter”. E Bertinotti: “Infatti, gli interisti sono già in allarme”.

Scherzi a parte, comunque significativi del clima disteso dell’incontro, il presidente di AN insegue il suo avversario sul terreno delle scelte ideali, e dopo una disamina delle anomalie del capitalismo nostrano, “un capitalismo che rischia soldi non suoi, ma delle banche”, lancia qualche affondo più in dettaglio: “Com’è possibile far credere agli italiani che il premier Prodi non fosse al corrente dello studio commissionato a una banca d’affari da Rovati, suo fidato collaboratore. Che questa banca sia probabilmente la Goldman Sachs, e - cosa ancor più grave - che a un dirigente di questo istituto sembra fosse stata promessa la guida della Cassa Depositi e Prestiti, sotto il cui perimetro sarebbe stata ricondotta l’azienda di Tlc?”.

Fini ha ribadito il dovere di Prodi di “rendere subito conto al Parlamento dell’intera vicenda”. E ha aggiunto quel che tutto il popolo della destra pensa: “Ma cosa sarebbe successo, se al governo fosse stato Berlusconi?” Applausi.

Il presidente della Camera, sornione come sempre, da parte sua ricorda quando, all’inizio della sua carriera politica, nata nel’60 in seguito agli scontri di Genova contro il Msi che portarono alla caduta del governo Tambroni, i militanti come lui esercitavano la difesa di rito: “Sono un militante del Partito comunista italiano e non ho nulla da dichiarare”. Allo stesso modo, oggi che ha un ruolo istituzionale, dice, “sono il presidente della Camera e non posso dichiarare null’altro”. Risate e applausi.

Questo a mio avviso, il succo dell’incontro. La meglio gioventù di ieri ha forse ancora qualcosa da dire a quella di oggi.

14
Sep
2006

Atreju 2006 - Il razzismo è di sinistra

by Parolibero
Bel dibattito, quello concluso poco fa ad Atreju 2006, intorno al pamphlet provocatorio e irriverente di Marco Marsilio, uscito qualche mese fa da Vallecchi: Razzismo. Un’origine illuminista (188 pagine, 18 euro).Schiere di professori entusiasti delle magnifiche sorti del progressismo illuminista, ci hanno infatti spiegato che col secolo dei lumi la ragione riprende finalmente il suo posto, la storia il suo corso verso la giustizia e l’uguaglianza, l’uomo il suo destino finalmente libero da ogni superstizione e paura. Non che non sia vero, in parte. Ma insieme a questo, si producono danni impensabili e si gettano - certo inconsapevolmente - i semi dell’odio futuro: l’annullamento di ogni senso del sacro, l’eliminazione delle differenze, i diritti dei popoli all’autodeterminazione, la difesa delle minoranze e delle identità produrrà, soprattutto in Europa, i germi del nazismo e del comunismo.

Esiste quindi, ha notato Aldo di Lello, caposervizio cultura del Secolo d’Italia, un “cuore di tenebra” del pensiero illuminista che è stato perlopiù dimenticato, per comodità e servilismo ideologico. In questo cuore di tenebra, dice di Lello, Marsilio - che è consigliere comunale di AN a Roma, oltreché studioso e appassionato di filosofia e storia delle idee - è in questo cuore oscuro che l’autore affonda il suo stiletto avvelenato, quanto intellettualmente onesto.

Non è bello, si legge nell’introduzione del volume, che qualcuno ci ricordi che Kant, il grande Kant, pensava che “i negri puzzassero”, mentre Voltaire, il raffinato Voltaire, fosse convinto che “le africane si accoppiassero con gli scimpanzè dando vita a mostri sterili”, o che “i mulatti sono semplicemente una razza bastarda”. Per Montesquieu invece “non ci si può convincere che Dio, il quale è un essere molto saggio, abbia posto un’anima e soprattutto un’anima buona, in un corpo tanto nero”.

Non è carino ricordare che i campioni dell’illuminismo (e finanche del liberalismo, come Locke, convinto che “il bambino può dimostrarvi che il negro non è uomo”) fossero anch’essi schiavi del pregiudizio più brutale e pericoloso: la superiorità della razza bianca sulle altre. Non si fa, Marsilio, lei è stato cattivo e non sarà recensito dalla stampa che conta, né invitato nei salotti o premiato pubblicamente.

Battute (tristi) a parte, il merito del libro di Marsilio, che lo ha spiegato da sé su invito del moderatore Gianmario Mariniello, giovane dirigente di AG, è quello di aver raccolto in un testo abbordabile, non specialistico eppure molto documentato, le teorie razziali nel corso della storia, di aver allargato l’obiettivo a tutti i razzismi e alle loro origini, non solo a quello antisemita, non solo alla follia hitleriana e all’unicità della Shoah di cui tanto si parla e che nessuno contesta, ma che ha gettato nell’oblìo molti altri etnocidi. Il tutto, ha sottolineato l’autore, stando alla larga dal negazionismo e dalla “volgare classifica di quale razzismo abbia provocato più danni”.

Insomma, due luoghi comuni sfatati in una sola serata: che a destra non si fa cultura e che il razzismo sta solo da una parte. Son cose.

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