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Archive for the 'cose mie' Category

20
Jun
2008

dovrei scrivere che

by Parolibero

Dovrei scrivere così tante cose che mi riesce difficile concentrarle in un post. Dovrei scrivere che l’azienda in cui lavoro mi fa compassione e ribrezzo. Ma tengo famiglia. Dovrei scrivere che il sindacato è una fogna, per le persone oneste come me. Servi, siete tutti servi. Dovrei scrivere che in Italia andranno avanti sempre gli uomini-ombra, come li chiama Patrizio. Io li chiamo sorci, direttamente. E allora viva gli uomini ombra. Viva i sorci. Viva la merda che ci propinano in tv da giugno a settembre, e anche dopo. L’altra sera con Cayenna capitiamo su una cagata, nemmeno ricordo cosa fosse, lei voleva cambiare canale e invece le ho detto no, lascia questa merda, ce la meritiamo, noi siamo questa merda, le ho detto con un ghigno sadico. Noi siamo Briatore e Gregoraci. Dovrei scrivere che non è possibile in questo paese fare del giornalismo libero, o imparare a farlo. Dovrei scrivere che la politica mi disgusta, tutta. Dovrei scrivere che gli italiani mi fanno schifo, non so perché, tutti pure loro. La gente è brutta, ignorante, mediocre. Nessuno sta ad ascoltare. Nessuno fa niente per niente. Non è vero che esiste la brava gente, basta con questo luogo comune del cazzo. La gara è sempre a chi frega meglio il prossimo. Ieri sera rimandavano pane amore e gelosia, ho pensato che non siamo cambiati da allora, siamo ancora quell’Italietta povera e arretrata che si consola con un piatto di spaghetti, due tette, una divisa e la tarantella. Bello, bellissimo quel film, quanto ci godo a vedere che stiamo come negli anni 50, nonostante i telefonini e la Rete. Quanto ci godo a vedere che siamo sempre i soliti cialtroni, mai il cuore oltre l’ostacolo, mai nessun coraggio, sempre attendisti, pure a giocare a pallone santiddio. Quanto ci godo se all’estero mi dicono italiani mafiosi, una volta m’incazzavo ora non più.

Dovrei scrivere che mia figlia è l’unico mio sorriso, di questi tempi. Dovrei scrivere che la prossima settimana sono in ferie.

E fanculo tutto.

14
May
2008

l’amico angelo

by Parolibero

Sere fa, sfogliavo una rivista, vittoria era accanto a me, in questa rivista a un certo punto c’era il david di michelangelo, preso a prestito per una pubblicità, io ero passato tranquillamente oltre, vittoria invece m’ha fatto tornare indietro, e iniziato a far domande sul david, e io a spiegare l’episodio biblico un po’ come me lo ricordavo, a tozzi e bocconi direi, e poi a dirle che michelangelo, il più grande pittore e scultore mai esistito, come barbabarba ha detto lei, ancora più bravo le ho risposto io, questo michelangelo insomma ha fatto tante cose belle, e anche una cosa bellissima che sta a san pietro, e si chiama cappella sistina, e presto papà ti ci porta, le ho detto, poi ho preso un libro fotografico su michelangelo e lo abbiamo sfogliato insieme, e lei ogni volta voleva che tornassi al david e le raccontassi la storia, o leggenda o quel che è, il sasso e la fionda e la decapitazione e tutto il resto. E ogni volta dovevo aggiungere dei particolari, se no lei non si divertiva, e dovevo spiegargli perché era nudo, perché ha il pisellino di fuori, le ho detto, michelangelo lo ha scolpito tutto nudo, perché venisse fuori tutta la sua bellezza, tu devi pensare vittoria che prima il david stava dentro un blocco di pietra, poi michelangelo lo ha tirato fuori con il martello, e adesso lo ammirano da tutto il mondo, guarda gli occhi le ho detto, sembra che ci stia guardando, lei s’è un po’ intimorita, mi fa paura, no anzi mi piace. E comunque vittoria, ho proseguito, per il significato autentico lo sai che devi chiedere alla mamma, è lei quella colta, che ha frequentato i licei della roma-bene, papà invece è il re degli ignoranti, e le cose te le racconta alla carlona, anche se ci ha della fantasia e ti fa divertire. E alla fine s’era fatto tardi, è ora di andare a letto, vittoria.

E lei: no, papà, voglio ancora la storia dell’amico angelo.

05
Apr
2008

notizia

by Parolibero

la notizia, è un animale strano, che ti cambia tra le mani e che puoi tirar per la giacchetta, anche se mai dovresti, ma soprattutto è cosa che non puoi nascondere: se c’è, c’è. e allora, una volta tanto, m’è capitato di dare una notizia per primo, stavolta era quella di air france che se ne va sbattendo la porta, insomma io ero alla magliana, fuori dai cancelli alitalia coi lavoratori incazzati, gli stessi che avevano scritto spinettà, tuà a nuà nun ce devi rompe er ca’, e avevano scritto pure l’ormai classico aridatece la gioconda, io ero là con loro e ho captato da un sindacalista questa notizia, e l’avevano captata anche i colleghi delle agenzie di stampa, come al solito presi dai loro immondi conciliaboli, però stavolta li ho fregati perché io, col telefonino, ho chiamato lo studio e l’ho data in diretta, la notizia, mentre quelli ancora dettavano, insomma una volta tanto li ho bruciati sul tempo, gli ho dato un buco come diciamo noi, cosa ormai inusuale considerato che nel giornalismo italiano, una notizia non è una notizia finché non la scrive l’ansa, e dunque ho fatto questa cosa, una botta di culo niente di più, semplicemente il mio mestiere e le fondamenta di esso, ma non era tanto questo che volevo dirvi, piuttosto che, l’indomani, al lavoro, è stato tutto un fiorir di complimenti e baci e abbracci, e io dàlli a dire ma che cosa ho fatto maima no davvero, e quelli ancora a complimentarsi; allora, dall’iniziale, piccolo, stupido compiacimento son passato alla depressione cosmica, ché, se tutti si stupiscono perché uno ha fatto solo il suo dovere, allora non ho ancora capito che cazzo di categoria siamo diventati, e in che posto misero e mediocre, io lavori mai. 

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