by Parolibero
Brillante e immaginifico come sempre, Pietrangelo Buttafuoco ha acceso la miccia del dibattito, oggi ad Atreju. Il tema: Viaggio alla ricerca di un nuovo futurismo. Intellettuali a confronto con la politica. Faccio parlare lui che è senz’altro più bravo:Sulla Rai: “vecchia baldracca che ha partorito il conformismo imbelle di questo paese”, e in cui “la destra di governo ha saputo mettere solo gente come Malgioglio“. Vagli a obiettare qualcosa.
Sul rilancio culturale della destra: “Rivalutiamo esperienze mitiche come quella di Fiume. Rilanciamo figure romantiche come quella del poeta-aviatore nudo alla guida del suo aereo. Così potremmo rilanciare la nostra identità culturale. Raccontiamo i nostri ragazzi degli anni ‘70, raccontiamo l’altra parte invece di innamorarci della ‘Meglio gioventù’: sono queste le fiction da fare!”
Sul partito e su Fini: “Io mi arrogo il diritto di parlare ancora da militante (tanti anni fa lo era, ndr): paradossalmente c’era più modernità nel vecchio Movimento Sociale che in Alleanza Nazionale, chiusa in un automatismo dettato da un cesarismo accettato”.
Se n’è andato tra applausi scroscianti. Ovviamente dentro AN nessuno gli darà retta.
A quel punto son dovuto andar via: qui trovate il resoconto completo del dibattito (ma a lui non è piaciuto).
Posted in politica, giornalismo, futurismo, atreju 2006 | 6 Comments »
by Parolibero
Dal 1 luglio al 3 settembre, se vi trovate a passare da Acqui Terme, provincia di Alessandria, trovate la mostra “Balla futurista, uno sperimentalista del XX secolo”.Allestita a Palazzo Liceo Saracco e curata da Elena Gigli, raggruppa sessanta opere e si snoda lungo un percorso cronologico a sezioni, ciascuna delle quali prende spunto da una citazione dell’artista.
Entusiastica la sua adesione, dopo un periodo divisionista, al futurismo, che più tardi abbandonerà per il realismo: il movimento marinettiano
secondo Futurballa avrebbe portato “una nuova sensibilità nell’arte, espressione dei tempi futuri che saranno colorradioiridesplendorideal luminosissssssssssimiiiii”. L’esposizione
ricostruisce anche la celebre Casa Futurista in cui Balla, gallerista di sé stesso, esponeva e vendeva le sue creazioni. Vi si trova un armadio per la camera dei bambini con dentro i fiori futuristi e il portauovo e il galletto vicino al mobiletto per il fumo, ricamato da Luce Balla. Ad Acqui, l’antica Aquae Statiellae già conosciuta dai romani per le proprietà termali delle sue acque, si possono inoltre vedere i resti di un magnifico acquedotto di età augustea.
Mi dicono si mangi bene al ristorante Cappello (cucina piemontese creativa). Per meditare, a fine pasto Brachetto d’Acqui o Moscato d’Asti.
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by Parolibero
Veh, son tornato dalle ferie in anticipo e mi prudono un po’ le mani, per cui beccatevi questo post nostalgico - provocatorio e zitti. Dunque come vi avevo detto trascorro le vacanze a Sabaudia, la città del fascismo perfetto. Io la chiamo così perché a vederla, a viverla, ci si rende conto di quanto sia stato alto, immenso e nobile il fascismo in certi suoi risultati concreti. Nella sua visione sociale ante litteram (”andare verso il popolo”, “la terra a chi la lavora”), nel suo guardare al futuro dell’Italia ed esclusivamente al concetto di bene della Nazione.A Sabaudia, e in tutto l’Agro Pontino: dov’erano paludi e zanzare, ora si perdono a vista d’occhio ortaggi e frutta. Aperta parentesi: l’anonimo estensore della voce di Wikipedia riesce a mettere l’accento sul fatto che la bonifica “distrusse un ecosistema bellissimo” pur di non rendere merito all’opera fascista, e poi canna clamorosamente la data di inaugurazione di Sabaudia, che è il ‘34 e non il ‘36: chiusa parentesi, dicevo;
dov’era un ambiente malsano, e si moriva di malaria, ora sorge una cittadina ordinata e pulita, capolavoro e simbolo della città moderna nella concezione dell’architettura razionalista. Dov’era analfabetismo e miseria, il Duce mandò una forte colonia veneta a lavorare la terra, e a goderne dei frutti, a costruire un futuro in cui si potesse essere orgogliosi di dirsi italiani e fascisti.
Il genio di Mussolini, per convincere quei caproni dei nordici ad emigrare e figliare in quelle terre, arrivò perfino a “inventare” e a cavalcare il caso di una santa bambina, Maria Goretti, veneratissima da queste parti, e il cui assurdo processo di beatificazione è stato criticato pezzo per pezzo da Giordano Bruno Guerri in un ottimo libro di diversi anni fa (”Povera santa, povero assassino“).
Ma a parte questo, la grandezza sociale e scientifica della bonifica, che si avvalse della mente straordinaria di Arrigo Serpieri, rimane: mi fa rabbia pensare quanto bene il fascismo e Mussolini avrebbero potuto recare all’Italia se solo non fossero andati a confondersi con Hitler e il nazismo, con una guerra disastrosa e infame. Ma ovviamente la storia non si fa con i se e con i ma.
Tutto ciò pensavo tra un bagno e l’altro a Sabaudia, tra una scorpacciata di mozzarella di bufala e un sauté di cozze e vongole. Tutto ciò, pensavo che avrei detto a mia figlia di non dimenticare, tra qualche anno, quando potrà capirlo. Su alcuni palazzi campeggiano ancora le vecchie scritte “Vincere”, o le iscrizioni dell’Opera nazionale combattenti del conte Orsolini Cencelli, che della costruzione di Sabaudia, orgogliosamente eretta in 253 giorni, fu l’artefice principale. Solo due numeri tratti da qui:
(…) Al termine della bonifica i due consorzi (Piscinara e Pontino) realizzarono:
- 800 Km di strade di grande comunicazione e 500 Km di strade poderali e comunali
- 2400 ponti per attraversare i 500 km di canali di scolo e 250 Km di canali irrigui
- 18 impinati idrovori fra i quali l’idrovora Mazzocchio in grado, con le sue sette pompe, di raggiungere una portata di 5.000 litri/secondo.
L’ONC, nello stesso periodo realizzava 3.040 poderi, che si andavano sommando ai 573 poderi realizzati da privati (…)
Eppure l’incuria e la vergogna, la gravissima rimozione collettiva che viene sistematicamente applicata a quel periodo fanno capolino anche qui, in questa cittadina governata da una giunta di destra da svariati anni: ad esempio, il bel palazzo delle Poste (nella foto) costruito dal più geniale degli architetti, Angiolo Mazzoni, un edificio all’avanguardia settant’anni fa, che oggi versa in condizioni di progressivo degrado ed è inutilizzato da almeno un anno.
Ecco, ho voluto raccontarvi il fascismo perfetto di Sabaudia. Concludo dicendo che quando questo paese smetterà di vergognarsi di tutto quel che di buono c’è stato in quel fatidico ventennio, forse sarà un Paese migliore.
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