by Parolibero
“Sarà questo un foglio stonato, urtante, spiacevole e personale. Sarà uno sfogo per nostro beneficio e per quelli che non sono del tutto rimbecilliti dagli odierni idealismi, riformismi, umanitarismi, cristianismi e moralismi”. Dall’introibo (che parola stupenda) al primo numero di Lacerba, rivista fondata nel 1913 da Giovanni Papini e Ardengo Soffici. Mi piace riportare questo strillo iconoclasta e antiromantico per segnalare, oltre alla già citata Radio Imago, un’altra interessante esperienza di web radio: Radio Alzo Zero. In particolare, Raz (che ha anche un bel blog) si dedica con il suo programma Ad Futurum, alla storia del futurismo e dei suoi protagonisti. E questo sito non può che fare i complimenti a questa iniziativa, in particolare al conduttore Antonio Saccoccio (che tiene anche un suo interessante blog personale, come dice lui: neo-futurista e neo-umanista).
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by Parolibero

E che l’arte possa invadere le vostre vite!
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by Parolibero
Tranquilli, voglio solo dire che il suo spirito rivive ora, grazie a Giulio Mozzi e alla casa editrice Sironi, che hanno scovato e ripubblicato Lo zar non è morto, “grande romanzo d’avventure” ad opera del Gruppo dei dieci, tra cui Marinetti stesso, Massimo Bontempelli, Lucio D’Ambra e altri scrittori dell’epoca.
E’ un romanzo di fantapolitica ante litteram, originariamente datato 1929, in cui si immagina che lo zar Nicola II non sia morto nell’eccidio di Ekaterinburg, ma sia sopravvissuto alla furia della Rivoluzione d’ottobre. E rappresenta quindi, questo Zaraccio che se ne va in giro, un pericolo per il regime sovietico. Di qui retroscena, spionaggio, inseguimenti da un capo all’altro dello scacchiere internazionale, da Pechino a Istanbul, da Parigi a Roma, perfino nelle segrete stanze del Vaticano (trentacinque anni prima che Dan Brown nascesse). Insomma, un intrigo appassionante che nemmeno quelli di Alias (col che, spero di convincere mia cognata a leggerlo).
Ne ha parlato, tra l’altro, Antonio D’Orrico sul Magazine del Corriere (dopo le polemiche per i casi Faletti e Piperno, non so più se citare D’Orrico invogli alla lettura o sortisca piuttosto l’effetto contrario: ma tant’è); recensioni anche sul Giornale, su Avvenire e il Riformista. On line trovate qualcosa di più qui, qui e qui (dove si contesta la “rarità” della scoperta). Giulio Mozzi racconta comunque, qui la sua emozione nel ritrovare questo libro dimenticato.
Rinvio ad un altro, apposito post libridinesco, il godimento che mi sta procurando Le uova del drago di Pietrangelo Buttafuoco e quello - forse anche maggiore - che mi procurerà Gli inquilini di Dirt Street di Derek Raymond. Del libro di Baricco, invece non solo non parlo (”non l’ho letto e non mi piace”, diceva - mi sembra - Giorgio Manganelli), ma aggiungo pure che l’autore mi entusiasma quanto un prolasso intestinale. Futurismo sempre…e buona lettura.
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