Io, i congressi/2
by ParoliberoDunque. Intanto, ieri sera ho mazzolato a calciobalilla [non è meraviglioso questo nome?] il segretario dell’Usigrai e un suo compare di merende. Oggi, invece, l’ho mazzolato nel mio intervento che vi propongo qui di seguito [astenersi sonnolenti].
Colleghi e colleghe,
abbiamo sentito risuonare spesso ieri in quest’aula la parola: precari. L’abbiamo sentita risuonare in questi anni troppe volte, e troppo spesso l’abbiamo sentita pronunciare come un esercizio retorico, fin troppo facile e demagogico. Ebbene, voglio lanciare una piccola provocazione dialettica alla gestione uscente del sindacato e un invito a quella che uscirà da questo congresso: astenetevi una buona volta, lo dico senza astio ma con decisione, dal parlare di precariato. Magari chissà, è la volta buona che si trova una soluzione a questo problema.
Dico astenetevi, perché mai come nel problema dei precari, il sindacato ha dimostrato tutta la sua preoccupante scollatura dalla realtà, la sua approssimativa conoscenza di ciò che succede nelle redazioni, il suo parlare dei massimi sistemi senza sapere quali sono i problemi di un precario, o di un freelance, nella vita e nel lavoro di tutti i giorni. Come ci si può lamentare della crisi delle vocazioni nel sindacato, delle defezioni tra i giovani, se prima non si riflette su questo?
Voglio portare qui al congresso, l’esperienza - mia e di tanti altri – di giornalista precario Rai. Tra l’altro sono tra i pochissimi precari Rai qui presenti, se non l’unico. Come sapete, il precariato del servizio pubblico è un problema annoso e complesso, che è stato rappresentato in altre sedi. Lo riportiamo anche qui, nella speranza che l’editore metta in campo la volontà di dare un taglio definitivo a questa ingiustizia perpetrata e legalizzata, ormai da quindici anni. La maggioranza che governa questo sindacato accusa spesso le opposizioni di guardare al passato. Ma non c’è futuro senza elaborazione del passato, questo è un insegnamento della storia che pur nel nostro piccolo, non possiamo dimenticare.
E allora, anche se è una domanda scomoda, io ripropongo qui la domanda a cui nessuno - o quasi - all’interno del sindacato ha saputo concretamente rispondere in questi anni: dov’era la Federazione della Stampa, dov’era l’Usigrai quando il precariato Rai esplodeva, senza che il sindacato si ponesse minimamente il problema? Dov’erano quando i precari diventavano 200, 300, 400, fino a rappresentare un terzo del totale dei giornalisti Rai? A queste domande manca tuttora una risposta. E soprattutto manca una onesta ma profonda autocritica all’interno del sindacato, sugli errori degli anni passati. E dove manca l’autocritica, non può esserci costruzione di un futuro sereno e propositivo.
Come sapete, da due anni è in vigore un accordo di assunzioni programmate, di smaltimento dei bacini dei precari più anziani sottoscritto dall’Usigrai e dall’azienda. Un accordo che per ora sembra funzionare, cosa della quale siamo ovviamente soddisfatti. Ma non dimentichiamo che si tratta di un accordo estremamente tardivo, e in quel ritardo – oltre alle lentezze dell’azienda - sono comprese anche le responsabilità della gestione uscente di questo sindacato.
Siamo riuniti in questa sede per parlare di contratto, un contratto che aspettiamo da mille giorni e che speriamo sarà più vicino dopo questo congresso. Ma come precario Rai voglio ancora una volta sottolineare l’iniquità di una forma contrattuale che esiste solo in Rai, e che si chiama contratto depotenziato. Per chi non lo sapesse, significa che un precario percepisce in busta paga il 40-45 per cento in meno rispetto a un redattore a tempo indeterminato. A parità di mansioni, e spesso lavorando di più. E’ una discriminazione inaccettabile. Una follia giuridica, sindacale e sociale. Una vergogna che il sindacato ha accettato anni fa, e che dispiega oggi tutti i suoi effetti nefasti.
Provate, cari colleghi, ad avere un figlio e pagare un affitto a Roma con 1700 euro al mese. 1700 euro che si prendono mediamente per nove mesi l’anno, non dodici. Provate, poi torniamo qui a parlarne.
Come giornalisti precari Rai abbiamo perfino sensibilizzato il presidente della Repubblica Napolitano su questo aspetto, sul depotenziato. Da persona onesta e aperta qual è, il presidente ci ha risposto in maniera non formale, per bocca del suo consigliere per l’informazione, garantendoci il suo appoggio o quantomeno la sua solidarietà.
Beh, così come dovete sapere che il Capo dello Stato ci ha dedicato cinque minuti del suo tempo, è giusto anche ricordare che gli attuali vertici dell’Usigrai, su questo punto, non hanno ritenuto opportuno, fornirci il loro sostegno per eliminare questa ingiustizia! Forse per loro siamo lavoratori di serie B. Forse per loro siamo importanti solo quando si tratta di votare, o di essere iscritti all’Usigrai, opportunità di cui ora si parla. Ma è un’opportunità che non ci interessa, se si tratta solo di una tessera e non di essere realmente ascoltati.
Detto questo, io eleggerei per acclamazione a segretario della Fnsi quella
gnocca calabresecollega che siede in terza fila e che non m’è riuscito ancora di conoscere. [questo, non l’ho letto, eh].