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Archive for the 'letteratura' Category

23
May
2008

tette

by Parolibero

Certe volte mi chiedo da dove vengan le parole, chi le inventa per la prima volta, e chi poi, le scrive; come diventano famose, e grazie a chi; e come poi le parole si trasformino col tempo e magari muoiano, e a volte pure rinascano; e dunque stavo sfogliando un bel libro edito da ibis, la riedizione del voyage en egypte di flaubert corredata dalla riproduzione delle litografie di david roberts, pittore inglese, quando ho trovato questo passo:

[Maxime mercanteggia con una donna una collana di corallo, una collana di gran vermigli. Allattava un bambino; si è nascosta per togliere la sua collana, per pudore, ma mostrava comunque le sue “tette”, come dice il vecchio Ruppel]

Trovare quel tette, tra virgolette, devo dire che mi ha emozionato. Tutti noi diciamo tette. Mia figlia perfino, dice tette. E’ nell’uso comune, il De Mauro lo riporta come familiare, ma ormai attraversa tutti i registri, è una parola di successo: l’alternativa corretta sarebbe mammelle, ma la userebbe solo elio delle storie tese. E insomma, a me sapere che -forse- questo termine di uso frequente l’ha inventato Flaubert, o quantomeno l’ha reso famoso, anzi, che il merito sia in realtà del suo amico Ruppel, è una cosa che mi piace parecchio assai.

Che poi, Ruppel, da chi l’avrà sentito?

[qui l’etimologia delle tette]

13
Jun
2007

Paralipomeni della batracomiomachia

by Parolibero

Ecco a voi il podcast, ché qui si fa della cultura alta. Buon ascolto, eh.

15
May
2007

Insofferenze leopardiane di una primavera falsa

by Parolibero

Io, la primavera, non so. Io, la primavera, anche una primavera invero fasulla come la presente e viva, io davvero non so, la primavera. Ci son le margherite in fiore, e sia. Le rondini allegre, d’accordo. Le vesti delle femmine si fan corte e uno, beh, ci guarda dentro da tutti i fòri. Però io, non so, la primavera, a parte questi trascurabili vantaggi, queste gaie donzelle di Citerea che senton gli ardori, mi si scatena dentro una grandiosa tristezza di vivere. Che al confronto, il gobbo, era un inguaribile ottimista. E a dispetto di quello lì, il pruriginoso, che lui s’andava per la nuova primavera cantando, la cosa strana che mi succede, cari voi, è che il naufragar m’è dolce, in questo male.

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