C’è una vecchina dalle parti del Velabro, San Giorgio in Velabro, che poi sarebbe dove io e Cayenna ci siamo (sigh) sposati. C’è questa vecchina che ci vive, sul sagrato sporco di merde di piccione e cartacce. Ci vive coi suoi cartoni semifradici, quattro gatti che la adorano, un carretto per portare in giro il suo ambaradan. Che poi sarebbe tipo la chiocciola della lumaca e lei, la vecchina, la lumaca. Questa vecchina qui avrà boh settantun anni portati male, tutta bianca e curva ma sempre sorridente. Non saprei come dire, ma ha il sorriso di chi non soffre troppo quella condizione. Magari chissà, l’ha pure cercata, la vita da clochard. Magari prima era la moglie del portiere di un palazzo senza balconi, in Prati. E non aveva i suoi gatti. E cuciva al buio su una Singer anni ‘50. E magari era meno felice di ora. Quanto mistero in una vita eh. Oggi questa vecchina l’abbiamo vista dalla macchina con Cayenna, era lì che spingeva il carretto su per la salita di Monte Caprino, fermandosi ogni tanto a respirare l’aria frizzante del dicembre romano. Un respiro. Una sosta. Una spinta. Un sorriso. Ecco, a quella vecchina lì mi verrebbe da farle una carezza, dirle come ti chiami? E augurarle un Buon Natale. La prossima volta mi sa che glielo dico.
Stamattina ero lì che pedalavo col mio ipòd - il Gigipòd - nelle orecchie, e pensavo delle cose. Che a 33 anni quasi 34, potrebbe capitare anche a me di morire come Alberto d’Aguanno. Che poi, se penso di morire, subito dopo mi sorprendo a preoccuparmi di una cosa molto meno importante. Tipo,chissà se Cayenna troverà le password del conto corrente. O se azzeccherà la cravatta. Questa seconda cosa dev’essere un’inconscia adesione al penultimo episodio di Desperate Housewives. In questo episodio c’era il mio mito sessuale, la Bree van de Kamp, che al marito de cuius, di fronte ai parenti in gramaglie, toglieva la cravatta sportiva del club per mettergliene una da cerimonia. Poi ho pensato che se pure è vero quel che avevo appena pensato della morte, è altrettanto vero che uno deve pensare alle cose belle che ha, se le ha. Deve pensare a vivere la vita vivendola. All’amore di chi ci ama amandoci. E insomma quel che avevo pensato sulla morte mi è sembrata subito dopo una una sonora cazzata, rispetto a ciò che avevo pensato sull’amore. Poi il Gigipòd ha fatto partire random il giocajouer di Cecchetto, e per stargli appresso ho preso a pedalare forte. Ché in bici oltre ai pensieri, mi s’annebbia volentieri anche la vista.