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Archive for the 'poesia' Category

15
May
2007

Insofferenze leopardiane di una primavera falsa

by Parolibero

Io, la primavera, non so. Io, la primavera, anche una primavera invero fasulla come la presente e viva, io davvero non so, la primavera. Ci son le margherite in fiore, e sia. Le rondini allegre, d’accordo. Le vesti delle femmine si fan corte e uno, beh, ci guarda dentro da tutti i fòri. Però io, non so, la primavera, a parte questi trascurabili vantaggi, queste gaie donzelle di Citerea che senton gli ardori, mi si scatena dentro una grandiosa tristezza di vivere. Che al confronto, il gobbo, era un inguaribile ottimista. E a dispetto di quello lì, il pruriginoso, che lui s’andava per la nuova primavera cantando, la cosa strana che mi succede, cari voi, è che il naufragar m’è dolce, in questo male.

16
Nov
2006

Il suo nome era Derek Raymond

by Parolibero

http://jarett.kobek.com/…e se non fosse per l’opera meritoria di Meridianozero, che ne ha pubblicato ogni cosa, in Italia lo conoscerebbero in pochi. Chi era? Un magnifico figlio di puttana che con una penna in mano faceva miracoli. Non c’è Bukovski che tenga. Bukovski è per figli di papà che hanno bisogno di movimentarsi la vita (qui qualcuno si incazzerà). Ed è sopravvalutato come scrittore. Ecco, l’ho detto.

Invece Derek Raymond è ampiamente sottovalutato, e da noi pressoché sconosciuto. Lo è stato anche in patria, e a lungo, come spesso succede ai grandi. Pensate: che avesse una marcia in più se ne accorsero in Francia, dove per la letteratura e il cinema hanno l’occhio lungo.

Derek Raymond, all’anagrafe Robin William Arthur Cook, ha scritto romanzi noir, i migliori del ‘900 a mio modesto avviso, imperniati intorno alla figura di un sergente della sezione A14 di Scotland Yard (la serie della “Factory“, qui i titoli). Raymond ha scritto anche libri di satira feroce sull’aristocrazia britannica (Atti privati in luoghi pubblici, Gli inquilini di Dirt Street).

E soprattutto ha vissuto come un vero, grande scrittore dovrebbe vivere: per strada. Sentite questo brano da una bella intervista a Magazine Literaire del ‘93, un anno prima di morire:

lo sono nato nel ‘31, in piena recessione, c’era il crac della Borsa e il crac di tutto. Era questo il mio inizio sul pianeta, per non parlare della guerra. C’era veramente la miseria a Londra e molto presto mi sono posto la domanda: perché vivo nella bambagia se là in basso c’è della gente che elemosina nella strada? No, la borghesia proprio non mi andava. Ancora oggi, anche se ho la pelle abbastanza dura e comincio a trasformarmi in un membro, come dicono, della Terza Età, sono molto impressionabile e mi lascio sconvolgere enormemente.
- Dalla miseria delle persone?
- Proprio così! Insomma, non voglio generalizzare, parlo solo per me stesso, ma a che scopo trasformarsi in uno scrittore se non ci si lascia toccare dalle cose? Il mondo odierno è sempre peggio: ognuno per sé! Scrivere aiuta a rendere comprensibile la sofferenza. Come dicevo a uno dei miei amici, Jean-Paul Kauffmann: una volta che hai chiuso la porta della strada, è finita, vecchio mio’ Ti distacchi dalla vita della strada, ti chiudi in casa, hai tutte le comodità e incominci a scrivere: hai perso in partenza! Andare in giro, essere tra la gente, parlare con loro, anche per insultarsi ma farne comunque parte, secondo me per uno scrittore non c’è niente che possa sostituire tutto questo.
(intervista integrale qui).

Non so perché, mi viene di pensare a Céline. Alla sua geniale follia, la stessa che attraversa gli occhi e le pagine di Raymond.

Questo post è dedicato a tutti voi che ancora vi lasciate sconvolgere la vita dalla letteratura.

21
Mar
2006

Il blog è poesia armata

by Parolibero
Oggi 21 marzo, giornata internazionale della Poesia (segnalazione via Ineditablog). L’invito è quello di riempire i blog di poesia, per un giorno. Io ho scelto Ungaretti:


Fratelli (1916)


Di che reggimento siete
fratelli?
Parola tremante
nella notte
Foglia appena nata
Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente alla sua
fragilità
Fratelli

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