Toh, i demoipocriti birmani
by ParoliberoHanno scoperto che c’è la dittatura. A metà tra Pol Pot e Pinochet, hanno scritto. Ma dov’erano le Nazioni Unite finora? Dov’erano quelli con le magliette rosse e stiamo aprendo un fondo di solidarietà per i monaci birmani [quando cazzo ve n’è fregato mai dei monaci di qualsiasi religione, perdio].
E dov’era Bush? La Birmania forse non meritava un’esportazione di democrazia pari a quelle che abbiamo visto in Afghanistan e in Iraq? Non dicono sempre che siamo noi l’Occidente liberale, pronto a intervenire quando i nostri valori sono messi in discussione? Quanta ipocrisia. Quante anime belle che parlano di libertà e diritti, e scannerebbero il vicino di casa perché vota Forza Italia. Quante signore da salotto in preda ai rinnovati orgasmi dello yoga maharishi. Com’è bello parlare di bonzi tra un risotto e l’altro.
E’ la storia l’unico motore della democrazia. Servono guerre e rivoluzioni e drammi e sangue, per arrivarci. La democrazia è una conquista, bisogna sapersela meritare. In Europa ne sappiamo qualcosa. Così dev’essere anche per il popolo birmano. L’unico, a poter decidere del suo destino. Auguri a voi, gente di Birmania, ma - nessuno si offenda - sono cazzi vostri: dovete crescere e cavarvela da soli. Rifiutate le mani tese, tutte interessate, tutte sporche di interessi politici ed economici, che vi stanno già tendendo. Rifiutate le lusinghe di Cina e Russia. Una nazione è orgoglio, prima di tutto. Si chiama autodeterminazione dei popoli. Si chiama destino, individuale e collettivo.
E poi, è ora di smantellare l’Onu. Via la Nato. Basta con lo strapotere dei vincitori, sessant’anni ormai ci dividono dalla seconda guerra mondiale. E’ tempo di un nuovo ordine, di regole nuove. A partire da quella più concreta e simbolica: che il petrolio non si paghi più in dollari. Da lì, tutto parte. Guarda caso, in Birmania di petrolio, ce n’è poco.