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Archive for the 'racconti' Category

25
Oct
2007

Cose che ho visto ad Amsterdam in 24 ore (tra poco torno)

by Parolibero

L’unica città in cui devi stare attento non alle macchine, ma alle biciclette (una civiltà superiore). Un fantastico panino con l’aringa mangiato in un chioschetto per strada (e niente, lo zozzone ha il suo fascino ovunque). Frotte di rastoni in giro. Zaffate di maria e altri indistinguibili oppiacei, nei vicoli e fuori dai coffee shop. I soliti romani (aho’, ecco er burger king). Uno che mi voleva vender la coca. Un giornalista milanese che non la smetteva più di dire benchmark. Meravigliosi palazzi del Seicento e Settecento visti da un battello zeppo di tedeschi. I tedeschi han di bello che si esaltano come bambinoni: su una facciata c’era una statua di san giorgio e il drago, una statua tardiva, niente de che, e loro: oooooooh. Certe volte sarebbe meglio non venire da Roma per potersi stupire di quel che c’è nel resto del mondo (il romanocentrismo è virus difficile da debellare.) I canali: per carità, suggestivi, però io quello che s’è inventato quella stronzata della Venezia del nord, bah, secondo me non è mai stato a Venezia. Ah, come dimenticare il sesso. Cazzi finti ovunque, pure nelle tabaccherie, ecco, non per fare il moralista ma a me la prospettiva di comprare le sigarette e sentirmi chiedere da mia figlia, cos’è quello?, mi atterrisce. E poi, se proprio dev’essere sesso democratico e paritario, esigo che anche i maschi si vendano in vetrina (solo per par condicio, s’intende :). Poi, le famose donnine: sopravvalutate, credetemi, su una quarantina di vetrine erano davvero notevoli solo in tre o quattro (l’impressione di squallore e decadenza, a ogni modo, rimane). In definitiva, m’è rimasto solo il rammarico di non aver visto il Van Gogh Museum. E in definitiva, credo che Amsterdam sia una città troppo fricchettona per i miei gusti. Son lontani ormai i nostri vent’anni.

22
Oct
2007

Epocchio

by Parolibero

Ieri, noi tre si giocava a Epocchio, che poi sarebbe Pinocchio come lo dice Vittoria, più che altro eravamo io e Cayenna, con le marionette sulle mani, a far la storia di Epocchio, anche se lei, ogni volta che le dico facciamo il teatro, lei, Cayenna, mi odia perché non riesce a improvvisare, s’imbarazza, non è cazzara come me, che quando non ricordo la trama, sparo delle balle giganti, tanto, per il momento Vittoria non può mica controllare; e dunque, io, a Cayenna, glielo faccio apposta, a dire a Vittoria, facciamo il teatro, e quando lei, Vittoria, risponde sì! con tutto l’entusiasmo, Cayenna mi maledice a denti stretti; e insomma, era un momento così, la storia di Epocchio [secondo me, la storia più grande che si sia mai scritta], a un certo punto toccava a me calcare la scena, dire con la voce di Epocchio, ciao Vittoria, sono il burattino Epocchio, però m’è uscito non so come un falsetto imbarazzante, Cayenna è scoppiata a ridere, a quel punto era tardi, non potevo mica rompere la finzione scenica, non s’è mai visto un personaggio che cambia voce a metà del primo atto, allora ho continuato tutto il tempo a fare un Epocchio effemminato che sembrava proprio checca, diciamo pure frocio eh, una roba che l’avrebbe censurata pure l’arcigay, e mentre Cayenna soffocava le risa per poter continuare a fare il Gatto e la Volpe, Vittoria, lei mi guardava con un’espressione che non saprei ben definire.

Mi sa che le è crollato il mito di Epocchio.

17
Oct
2007

Il fortunino

by Parolibero

Quelle sottili striscioline di carta, avete presente, quei ritagli che si trovano spesso nei libri stampati di fresco, io, quando li trovo, son felice, li lascio nella pagina, guai a spostarli, peccato mortale spostarli, io, li chiamo fortunini e non m’importa se cayenna mi guarda come un matto, per me portano fortuna, son delle manie personali, sapete, ce le hanno tutti, anche quelli che dicon di no; ché poi, mi son sempre chiesto, da dove vengon questi fortunini, come nasce un fortunino, è la macchina che taglia le pagine che s’inceppa, che sbaglia di due millimetri, e perchè poi quello resta lì, non c’è qualcuno addetto alla pulizia dei libri dopo la stampa, e perché, non si trovano in tutti i libri, e perchè, in alcune copie dello stesso libro sì, e in altre no, ecco, nell’impossibilità di rispondere razionalmente a queste domande, io, secondo me, portano fortuna, e nei libri ce li mette un folletto colto e burlone, i fortunini, e poi dovrebbero pure spiegarmi come si spiega che molti di questi fortunini, io li trovo a pagina 58 dei libri, pagina 58 capite, qui c’è qualcosa di paranormale, non siamo più nella superstizione, ci dev’essere un disegno intelligente che governa i fortunini, io, di questo, son convinto. Ché la fede, uno, la può trovare pure nelle piccole cose di ogni giorno. Ecco.

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