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Archive for the 'riflessioni' Category

01
Jul
2008

siamo noi a dover sparire

by Parolibero

Ieri, sempre nell’ottica del viva la merda indicata nel post precedente, siamo andati in un grande ma che dico, enorme, sconfinato, centro commerciale di nuova costruzione all’eur. In questo centro commerciale, io cercavo un paio di mocassini estivi a poco prezzo, e non li ho trovati, e questa cosa, che in quel centro commerciale grande ma che dico, enorme, sconfinato, c’era tutto ma proprio tutto, tranne quel che a me serviva realmente, mi ha dato da riflettere. Per fortuna c’era anche una libreria Arion, nella quale ho sfogato la complusività da shopping precedentemente negatami sui mocassini, comprando due libri di Cormac McCarthy. Ché poi, appena un’ora prima, in una lunga chiacchierata con lui, parlavamo proprio di McCarthy, di come lo invidiamo entrambi, lui perché studia da grande scrittore, io perché vorrei dormire con gli stivali poggiati sulla staccionata del mio ranch texano, e insomma tutto questo per dire alla fine che al centro commerciale grande enorme sconfinato, l’unico posto parecchio interessante era la libreria Arion.

E però, da un punto di vista antropologico, è stato un pomeriggio grandioso: dovevate vedere i marmi e gli stucchi e la pavimentazione kitsch e le luci di questo centro commerciale, e le decine di guardie giurate tutte comprese nel loro ruolo di tutori dell’ordine; e quante famigliole raccapriccianti coi bimbi che mangiano il gelato, non si entra sgocciolando nei negozi, gesù fa che nessuno pensi mai della mia famiglia ciò che io penso di loro, perdona la mia presunzione, il mio odio cieco verso la mediocrità, la mia rabbia muta verso quel padre che al figlioletto diceva, a ci’, annamo a vedé li schermi ar plasma.

Comunque, dicevo, è stato un pomeriggio grandiosamente meditaliota, all’interno di un’ignoranza consumista così diffusa e così inconsapevole, da risultare infine simpatica e rassicurante. E quindi, amici cari, ancora una volta mi si confermano le mie teorie, noi che ci sentiamo diversi e migliori di quelli che passano il pomeriggio al centro commerciale, noi ci illudiamo solo di, ma in realtà siamo come loro, né più né meno, siamo quelli che passano il pomeriggio al centro commerciale e la sera poi vedono Lucignolo. E infatti ieri sera, poi abbiamo visto Lucignolo. Tutto torna, godo come un riccio, anche meno elegante. E presto, così direbbe la piccola Paloma, darò fuoco alla mia casa, perché siamo noi a dover sparire, non loro.

20
Jun
2008

dovrei scrivere che

by Parolibero

Dovrei scrivere così tante cose che mi riesce difficile concentrarle in un post. Dovrei scrivere che l’azienda in cui lavoro mi fa compassione e ribrezzo. Ma tengo famiglia. Dovrei scrivere che il sindacato è una fogna, per le persone oneste come me. Servi, siete tutti servi. Dovrei scrivere che in Italia andranno avanti sempre gli uomini-ombra, come li chiama Patrizio. Io li chiamo sorci, direttamente. E allora viva gli uomini ombra. Viva i sorci. Viva la merda che ci propinano in tv da giugno a settembre, e anche dopo. L’altra sera con Cayenna capitiamo su una cagata, nemmeno ricordo cosa fosse, lei voleva cambiare canale e invece le ho detto no, lascia questa merda, ce la meritiamo, noi siamo questa merda, le ho detto con un ghigno sadico. Noi siamo Briatore e Gregoraci. Dovrei scrivere che non è possibile in questo paese fare del giornalismo libero, o imparare a farlo. Dovrei scrivere che la politica mi disgusta, tutta. Dovrei scrivere che gli italiani mi fanno schifo, non so perché, tutti pure loro. La gente è brutta, ignorante, mediocre. Nessuno sta ad ascoltare. Nessuno fa niente per niente. Non è vero che esiste la brava gente, basta con questo luogo comune del cazzo. La gara è sempre a chi frega meglio il prossimo. Ieri sera rimandavano pane amore e gelosia, ho pensato che non siamo cambiati da allora, siamo ancora quell’Italietta povera e arretrata che si consola con un piatto di spaghetti, due tette, una divisa e la tarantella. Bello, bellissimo quel film, quanto ci godo a vedere che stiamo come negli anni 50, nonostante i telefonini e la Rete. Quanto ci godo a vedere che siamo sempre i soliti cialtroni, mai il cuore oltre l’ostacolo, mai nessun coraggio, sempre attendisti, pure a giocare a pallone santiddio. Quanto ci godo se all’estero mi dicono italiani mafiosi, una volta m’incazzavo ora non più.

Dovrei scrivere che mia figlia è l’unico mio sorriso, di questi tempi. Dovrei scrivere che la prossima settimana sono in ferie.

E fanculo tutto.

11
May
2008

scontro di civiltà

by Parolibero

la prossima volta che trovo il kebab in una pizzeria al taglio, sparo a vista (sul kebab).

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