by Parolibero
Oggi, uscivo dal bar aziendale con un collega, ci siamo ritrovati nel bel mezzo dell’italia sul due, sapete quelle ricostruzioni trash che fanno di vicende vere, quelle robe inquietanti al cospetto delle quali la de filippi appare come un gigante dell’etere; beh, giravano una scena con due adolescenti che si baciavano al tavolino, poi arrivava un terzo, scattava la scenata di gelosia, lo schiaffo e il pugno, una roba raccapricciante in termini di recitazione e qualità artistica e tecnica, e poi che cazzo, io son uno che pensa che a quell’età, sedici anni, alle quattro del pomeriggio si dovrebbe stare a casa a studiare, sarà che sono vecchio stampo; insomma dopo il caffè ci siamo ritrovati in questa scena, non potevamo raggiungere le scale per tornare in stanza, siamo stati lì a guardare, mentre l’assistente di regia ci faceva segno di star zitti, e il regista, sulla scena del bacio, ha urlato, ve la faccio rifare finché non vedo la lingua, ha detto proprio così, per la gioia del ragazzino che doveva far la scena, e insomma per un po’ io e il mio collega abbiamo vissuto in questa dimensione parallela dell’italia sul due, e ci è sembrata parecchio brutta, come italia, come gioventù, come televisione, come tutto.
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by Parolibero
Certe volte, son le cose piccole che racchiudono il tutto, e in particolare i numeri, io questa cosa dei numeri l’ho già spiegato che è una mia ossessione, e però, ditemi voi se non ho ragione; gli è che ho consultato il conto corrente on làin, c’erano 8,55 euri addebitati per l’imposta di bollo sull’estratto conto a norma del decreto vattelapesca; e poi c’erano 4,83 euri accreditati per interessi e competenze trimestrali. Ora, ditemi voi se in questi due insignificanti numerini non c’è dentro il tutto: un paese strangolato da tasse inique, i consumi che finiscono sottozero, un pil da crisi argentina, il ceto medio che balla la giga sulla soglia della povertà, un sistema bancario assassino.
E, last but not least, il mio giramento di balle.
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by Parolibero
ieri, uscivo da biagio e carlo, che sono i miei barbieri, un giorno farò un post su biagio e carlo, ché son dei personaggi, e stanno alla garbatella, e ci vado ormai da ventanni, ma l’indirizzo non ve lo dò perché son già pieni così e poi a me mi tocca fare la fila. dunque, uscivo da biagio e carlo e m’è caduto l’occhio sulla pensilina di una fermata del bus, e su questa pensilina c’era una pubblicità di non so cosa che recitava: quando passa il prossimo? e sotto, l’anonima mano di un buontempone, mi sembra si dica così, aveva vergato con un pennarello nero le parole: lo sa solo dio! e a me questa cosa ha fatto sorridere, mi ha fatto pensare che chi vive in questa città dove vivo io, lo sa davvero solo dio perché dovrebbe essere ancora contento di viverci, eppure ci vive ed è contento di viverci. dopodiché ho acceso una sigaretta, non avevo fretta, piovigginava appena, mi son riparato verso il marciapiede, e lì uno di mezzetà pieno di cicatrici in faccia mi ha chiesto da accendere, e dopo che gli avevo dato da accendere, doveva esser mezzo matto e mezzo sano, questo qui, mi dice fissandomi: mai smettere di essere sé stessi, nella vita! alché, io gli ho detto, ok, ciao. E allora ho capito che una delle ragioni per cui uno che vive nella mia città dovrebbe essere ancora contento di viverci, è la gente che s’incontra nei posti tipo la garbatella, quelli come biagio e carlo, quelli che scrivon delle scritte spiritose, quelli mezzi matti e mezzi sani, quelli.
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